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Wild sentieri selvaggi tra Oliena e Dorgali

Con Piero e Filippo,lasciamo Nuoro,mattina di una domenica sonnacchiosa.
Obiettivo ignoto. La valle di Lanaitho: silenzi e e faraglioni bianco verdi che si inchinano al giorno che nasce. Filari di ulivi accarezzati dalla brezza; simboli di antichi sogni di riscatto. Solo sogni,per ora. Occhi alla strada e occhi su.

Fruncu Nieddu,Cusidore,Corrasi,Solitta,Sa Pruna,da una parte. Dall’altra Omene,Gurturgios e poi su,Tiscali, Filos d’ortu,Donianicoro e Su Sercone,a toccare il cielo.
Mollata la Saxò,in uno spiazzo all’ombra dei lentischi; si imbocca Doloverre,tra gretto di fiume e vecchio tratturo,straziato dalle alluvioni recenti. Si va,la decisione è presa; Gurturgios,Monte Tundu, sulla sinistra,avventura ed esplorazione,senza una meta. Un masso,enorme,posto lì,quasi per caso,indica : dobbiamo svoltare e aggredire la salita. Il sentiero,come sempre,come ovunque nella Sardegna interna,è traccia dei carbonai.
Reticolo infinito,un dedalo che annoda la montagna,un filo di Arianna che ti accompagna alla Storia di un secolo di predatori venuti dal mare.

Paesaggio rupestre,vario,ricco: calcare,la forza di appropriarsi degli spazi che da parte della fillirea,del lentischio,dei ginepri,nani o secolari. A sinistra il bosco che ricopre e protegge la gola verso la grotta di Bilighingios; su,punta Gurturgios,spoglia, indifesa sempre rispetto ai venti di nord e sud. Ma qui fulmini e saette di Giove colpiscono; una quercia squarciata,annerita,carbonizzata. Si sale e si apre il cielo. Paesaggio fiabesco.

Ci richiama la dolina di Tiscali,in lontananza,prima di badde Doronè.. Impossibile,pare,che generazioni di uomini e donne abbiano vissuto lì,all’ombra del masso della dolina sventrata,in casette di pietre e fango,strappando una ad una,gocce d’acqua a pareti non generose.

Il pianoro ci regala l’ampiezza del raggio verso Dorgali,Monte Bardia; la 125,da oltre un secolo,solca in orizzontale la montagna di fronte. Il primo ovile: Sas Traes,la rinomata operosità dei volontari dorgalesi lo ha restituito integro. Ma che Storie,qui,di pastori,caprari,sopravvivenza,felice forse; quanto sudore,senza futuro. Ci accompagnano i pensieri e ci fanno sbagliare. Ormai siamo in esplorazione,senza bussola.

Le indicazioni arrivano dagli “omini”in pietra,che gli hikers,conosciamo bene e che infondono fiducia. Ci portano infatti al secondo ovile,Sos Mojos. La giù,Surthana e la valle di Oddoene,simbolo e ricchezza di un popolo. Vigneti,frutteti,lavoro; il Flumineddu da Gorroppu,con il carico dei silenzi del Supramonte. Monte Tundu ci affascina; lo raggiungiamo posando le mani sulla cengia aspra,erosa da sole,vento e pioggia.

Oddoene davvero a quel punto è la valle dell’Eden. Si prosegue,ormai senza meta e su sentieri incerti,abbandonati da decenni. Ruderi di apposentos,raccontano lavoro difficile,in questi contrafforti di calcare. Di nuovo su,verso Gurturgios. Ci fermiamo sulla cengia che apre la strada alla grotta “Culimbesse”; apre le sue strane fauci sulla vallata di Lanaitho. Chissà cosa racconterebbero le sue pareti,se potessero. Si va giù,il rientro,Doloverre,nostalgia e cuore che batte; giornata speciale per posti speciali. Tra Oliena e Dorgali.

matteo marteddu

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