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Viaggio in Sardegna di Valery: ieri come oggi
Viaggio in Sardegna di Valery: ieri come oggi

Riflessioni su uno degli aspetti che maggiormente ci caratterizzano e ci fanno apprezzare nel mondo

Durante la lettura del libro intitolato “Viaggio in Sardegna”,ho avuto modo di apprendere le impressioni dell’autore riguardo l’ospitalità riservata a chi arriva nella nostra terra,cosa che per me appare “scontata”,ma evidentemente per chi la riceve no.
Il viaggio avviene tra aprile e giugno del 1834 e viene descritto da un francese chiamato Antoine-Claude Pasquin,detto Valery,il quale fu conservatore delle biblioteche reali nonché autore di numerosi saggi.

A quei tempi la Sardegna si offre a lui come un luogo intatto,ma ciò che mi ha colpito è che nonostante il tempo e i cambiamenti,alcuni caratteri isolani sono rimasti identici come l’accoglienza o meglio ancora l’ospitalità.

Valery scrive: “L’ospitalità … è una tradizione,un gusto e quasi un bisogno per il sardo … siete accolti con l’abbraccio di tutta la famiglia e con un ben arrivato accompagnato subito dal grazioso s’accomodi".
Riferendosi a chi riceve riporta: “vi riaccompagna con un umile compatisca e si scusa di non aver potuto fare meglio” e più avanti prosegue dicendo “la vostra caratteristica di ospite,in Sardegna,sembra veramente straordinaria: è quasi quella del padrone di casa. Ci sono certe famiglie rurali presso le quali avrei volentieri passato la mia vita” (Valery,Viaggio in Sardegna; pag.43;44;45).

Qualsiasi sardo sarebbe ben contento di sapere che chi parte esprime queste parole riferendosi all’accoglienza appena ricevuta. Io stessa posso dire di aver accolto nella mia casa sia amici che parenti con il timore (fortunatamente da loro smentito) di non aver fatto abbastanza e sono stata ospitata ricevendo lo stesso trattamento descritto dallo scrittore due secoli fa. Se penso ad esempio ad un mio viaggio svoltosi a maggio dell’anno scorso,destinazione Orgosolo,ricordo che già dalla prima tappa in cui ci organizzammo per visitare la casa natia della Beata Antonia Mesina nella piazza antistante alcune signore offrivano ai passanti il caffè caldo con i biscotti sardi,così buoni da non resistere alla tentazione di assaggiarli oltreché fotografarli.

La sera stessa fummo tutti invitati a cena (eravamo una decina) presso la casa di un orgolese legato da amicizia ad una componente del nostro gruppo. Ma il clou fu il giorno dopo,quando al termine della messa solenne dedicata ad Antonia Mesina,fummo tutti invitati a pranzo nel parco dove si mangiava l’arrosto cucinato e offerto in grandissima quantità a tutti i presenti. Fu tale la premura dei nostri nuovi amici di prepararci un tavolo e portarci le prelibate pietanze “rifiutando” la nostra collaborazione.

La mia testimonianza su Orgosolo potrebbe tranquillamente riflettersi in molte altre località della Sardegna che,a parere della maggior parte dei visitatori,è apprezzata per tutto ciò che la caratterizza,ma ogni volta colpisce per l’ospitalità a conferma di ciò che pronuncia un antico proverbio sardo: “ Sa domo est minore,su coro est mannu” (La casa è piccola,il cuore è grande).

daniela casu

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