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Sulla Faccia della Terra: un libro necessario
Libri da Leggere

La notte prima avevo terminato uno di quei libri che,quando li acquisti,hanno la classica fascetta con la scritta Bestseller – Caso Editoriale – 8 milioni di copie vendute ecc.. ecc.. Io lo avevo preso solo perché quello precedente dello stesso autore mi aveva in parte appassionato e,per questo secondo tentativo,avevo grandi aspettative. Il punto è che stavolta non riuscivo a capire se mi fosse piaciuto. Mi aveva lasciata stranita,quasi indifferente,di certo poco arricchita. Ma non era tanto grave. Ero in vacanza,periodo in cui mi dedico anche alla lettura del mio dizionario preferito: Topolino. Perciò non cercavo "la lettura dell’anno".

Quindi,quella notte,presi dalla cima della mia lista "Libri in attesa di essere annusati" un libro,un piccolo libro che mi era stato regalato qualche mese prima. Lo avevo trascurato,quasi ignorato,eppure era rimasto là,ad aspettare,tra i miei propositi.

Le prime pagine: uno strazio. La scrittura lenta,pesante,difficile. Facevo fatica ad andare avanti,anzi,mi veniva da tornare indietro perché mi tormentavo in certi inchiodati passaggi. Poi,mentre già pensavo fosse l’ennesima scelta inadatta ai miei giorni di riposo,le pagine hanno iniziato a passarmi sotto le dita come seta. La storia mi cullava dolcemente come se la conoscessi,come fosse parte di un racconto già sentito,come se si potesse intravvedere il respiro di quei personaggi che,con delicatezza infinita,mi diventavano familiari.

Provavo tenerezza per ogni gesto di Mannai Murenu,il giovane garzone quasi inconsapevole di quanto gli accadeva. L’Isola Nostra diventava sempre più un sogno animato di reale necessità. Diventava la voglia inarrestabile che si ha di ricominciare,di ripartire da zero,ma anche – e forse prima di tutto – era il chiaro esempio di come gli uomini tentino di sopravvivere e,quando lo fanno,smettono di considerare ambizioni e stato sociale,e scelgono la necessità.
Non contava la religione,la provenienza,persino la lingua parlata smetteva di essere un ostacolo nella vita insieme. Una Babele desiderosa di essere e di esistere,con la guerra alle spalle e l’idea di scampare la morte sempre attiva. Un’idea decisiva in ogni gesto e scelta.

E come si viveva in quella vostra isola?”

“Si viveva. E quella era vita.”

“Vivevate in disordine e confusione,cristiani con ebrei e musulmani,sani con lebbrosi,liberi con servi cristiani e maomettani,in connubio tra servi e nobildonne,in una illusione folle di eguaglianza,e obbligatoria.”

“No,non era obbligo,né illusione. Era necessità…”

Giulio Angioni in "Sulla Faccia della Terra" ha raccontato una storia dolce e necessaria. Ecco cos’è stato per me questo libro: necessario.

Maria Barca

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