Italia Eventi 24
LinguaIT
Mattia Sebastian Giorgetti e il metodo Suzuki per attori
UNO DEI MIEI SUCCESSI COME ARTISTA TEATRALE È STATO LA CREAZIONE DI UN METODO DI FORMAZIONE PER GLI ATTORI IN GRADO DI RENDERE L’ATTORE NUOVAMENTE CONSAPEVOLE DELLE SENSIBILITÀ FISICHE CHE SI SONO ATROFIZZATE NELLA ROUTINE QUOTIDIANA
Cagliari - Teatro Massimo, Cagliari

Il corpo umano ha determinati bisogni essenziali che devono essere soddisfatti per garantire la vita. Un neonato può sopravvivere senza alcun tipo di consapevolezza del corpo, ma dipende fortemente dall’aiuto degli altri.

Mattia Sebastian Giorgetti è regista associato SCOT, unico depositario italiano della Suzuki Company di Toga, terrà un workshop per attori al Teatro Massimo di Cagliari nelle date comprese tra l’8 e il 14 aprile.

Il corpo umano ha determinati bisogni essenziali che devono essere soddisfatti per garantire la vita. Un neonato può sopravvivere senza alcun tipo di consapevolezza del corpo, ma dipende fortemente dall’aiuto degli altri.
Il mio metodo di formazione, quindi, non è una piazza dove l’attore deve mostrare le proprie capacità, ma piuttosto qualcosa che consente all’attore, in quanto specialista nell’uso del corpo e della voce, di coltivare flessibilità e sensibilità quando identifica e gioca con la miriade di sensazioni di “essere sul palco”.

Estratti da: TADASHI SUZUKI: il corpo è cultura, 2017, Dino Audino Editore
“Uno dei miei successi come artista teatrale è stato la creazione di un metodo di formazione per gli attori. Lo scopo di questo metodo è quello di rendere l’attore nuovamente consapevole delle sensibilità fisiche che si sono atrofizzate nella routine quotidiana e rivelare come questo stato di debilitazione gli impedisca di coinvolgere efficacemente il pubblico. Mentre il training rinvigorisce queste sensazioni corporee sbiadite, introduco una componente vocale che collega la voce al corpo. Osservando i diversi metodi di training degli attori che esistono nelle diverse regioni del globo, ne ho scoperti alcuni che si concentrano sull’espressività che si ottiene dallo spostamento della regione inferiore del corpo e così ho tentato, nella mia formazione, di attivare le sensibilità fisiche che stanno alla base di questi movimenti. Così facendo, ho capito che la creazione della continuità richiede la consapevolezza del corpo invisibile, e che per raggiungere questo obiettivo è essenziale lo sviluppo di alcune funzioni interne del corpo umano.
Il corpo umano ha determinati bisogni essenziali che devono essere soddisfatti per garantire la vita. Un neonato può sopravvivere senza alcun tipo di consapevolezza del corpo, ma dipende fortemente dall’aiuto degli altri. Anche se il suo cuore batte automaticamente, ha pur sempre bisogno di cibo. Per poter diventare indipendente, deve imparare a controllare consapevolmente le funzioni fisiche chiave, necessarie a soddisfare i propri bisogni quotidiani, le più importanti delle quali sono:

la produzione di energia;
la calibrazione del respiro;
il controllo del centro di gravità.

Poiché l’energia, l’ossigeno e la gravità non possono essere visti a occhio nudo, nella vita quotidiana non prestiamo loro molta attenzione. Tuttavia, i problemi con alcune di queste funzioni compromettono la nostra capacità di mantenerci in salute. Ciò è dovuto in parte all’interdipendenza di queste tre funzioni particolari. Più energia il corpo produce, più è l’ossigeno di cui ha bisogno, il che a sua volta intensifica il respiro. Quando il respiro si intensifica, sfida l’equilibrio del corpo, o il controllo del centro di gravità. Il training esiste quindi non solo per sviluppare queste capacità in modo indipendente, ma anche per approfondire la loro interrelazione. Più siamo in grado di espandere fluidamente il processo di produzione dell’energia, di ottenere l’ossigeno e di controllare il nostro centro di gravità, maggiore diventa la varietà di movimento disponibile, che a sua volta aumenta la stabilità e la sostenibilità della vita. In sostanza, lo stesso principio può essere applicato alla recitazione sul palco. Attraverso uno sviluppo disciplinato e integrato di queste tre funzioni come parametri per la performance, il corpo ottiene forza e agilità, la voce acquisisce gamma e capacità e la consapevolezza dell’“altro” cresce. Tale lavoro sviluppa la potenza espressiva necessaria per trasmettere il punto di vista dell’attore. Ne consegue quindi che l’arte di recitare è fondata su discipline che approfondiscono la consapevolezza di questi tre fenomeni cruciali, interrelati, “invisibili”.
L’energia, il respiro e l’equilibrio costituiscono anche la base per il training nella maggior parte degli sport, nella danza e nelle arti marziali. Nel teatro, tuttavia, abbiamo una sfida in più: abbiamo bisogno di comunicare con la lingua… per parlare. Pensando a questo, ho elaborato il training per sviluppare l’abilità dell’attore di esercitare la sua attrazione sul pubblico sia attraverso il corpo che la voce. Naturalmente, il modo in cui questo fenomeno si manifesta differisce un po’ da cultura a cultura, ma i parametri fondamentali di energia, respiro ed equilibrio costituiscono la base di ogni lavoro fisico e vocale. Il mio metodo di formazione, quindi, non è una piazza dove l’attore deve mostrare le proprie capacità, ma piuttosto qualcosa che consente all’attore, in quanto specialista nell’uso del corpo e della voce, di coltivare flessibilità e sensibilità quando identifica e gioca con la miriade di sensazioni di “essere sul palco”. Potrebbe essere descritto come una strategia per stimolare il pubblico in una varietà infinita di modi”. (TADASHI SUZUKI: il corpo è cultura. 2017- Dino Audino Editore. Pag. 52/53)

Ho incontrato per la prima volta Tadashi Suzuki e la SCOT nel 1995, quando collaboravo alla realizzazione della stagione del Teatro Classico al Teatro Olimpico di Vicenza, per la quale fu invitato a presentare due suoi capolavori, Dionysus ed Electra. In quell’occasione gli venne anche proposto di fare una dimostrazione pubblica del Metodo Suzuki e di tenere un workshop al quale avrei dovuto presenziare come presentatore e traduttore Un training teatrale, qualsiasi esso sia, è una esperienza psicofisica che la si vive solo mentre la si pratica. Suzuki, quindi, mi invitò a Toga dove soggiornai per quaranta giorni, imparando il training sotto la sua guida.
Mentre maturavo sotto la direzione di Mr. Suzuki, ho gradualmente capito che tutta l’energia spesa nello studio era un modo pragmatico per arrivare allo scontro tra abitudine e obiettività. Sono giunto alla conclusione che il vero significato del training sta nel creare una vivida presenza mantenendo una forte stabilità e un affinamento della concentrazione nel momento in cui sei presente sul palco.
Non esiste un training in grado di affrontare le differenze interne in tutti gli attori. Ognuno di noi è psicologicamente ed emotivamente unico. Ciò che è produttivo è un training che ti aiuta ad avere una prospettiva sulle abilità che hai coltivato, su quelle che ti mancano, e tradurle meglio in espressione. Il training di Suzuki esamina gli elementi che abbiamo in comune come esseri umani.
Cosa succede al corpo, e alla voce, quando viene posto nella difficile situazione di essere osservato mentre si cerca di convincere qualcuno di qualcosa? Cosa succede a noi stessi quando siamo messi in questa relazione in cui siamo osservati e al tempo stesso ci mostriamo? Che tipo di emozione si genera dentro di noi? Diventa quasi impossibile mantenere questa emozione e non muoversi. Il movimento diventa inconscio e abituale, il respiro diventa superficiale, le tensioni aumentano, la concentrazione è interrotta. Questi effetti sono universali.
Negli ultimi dieci anni, ho insegnato il metodo Suzuki sia a professionisti che a studenti e sono ancora stupito da come questo training abbia un impatto straordinario su coloro che lo vivono, indipendentemente dal background linguistico nazionale o culturale da cui provengono. Si potrebbe anche arrivare al punto di affermare che il Metodo Suzuki ha ristabilito un modo per gli attori teatrali nel ventunesimo secolo di re-incontrare dinamicamente i fenomeni universali e senza tempo al centro del loro mestiere. Espandendo la consapevolezza dell’attore, la capacità e il controllo del respiro, il centro di gravità e l’energia, il Metodo Suzuki sviluppa la sua capacità di creare movimento nella stabilità, chiare linee di intenzione, livelli profondi di impegno a più livelli di concentrazione, una forte ma elastica voce e una fantasia rigorosa e fluida.
L’incontro con questo Maestro è un’esperienza umana che oserei definire “antropologica” (sotto tutti i punti di vista: sociale, psico-evolutivo, artistico-espressivo, filosofico), esperienza che diventa poi unica quando lo s’incontra di persona. Perché “l’uomo” Tadashi Suzuki ha un grande spirito, generosità, ironia e immenso fascino!
Le principali attenzioni di Suzuki riguardano la struttura di un gruppo teatrale, la creazione e l’uso dello spazio teatrale e il superamento delle barriere culturali e nazionali nell’interesse di creare un lavoro veramente universale. Suzuki ha fondato a Toga uno dei più grandi centri teatrali internazionali nel mondo. Circondato dalla splendida natura selvaggia di Toga, la struttura comprende sei teatri, sale prove, uffici, alloggi, ristoranti, ecc. Le attività di Suzuki, sia come regista che crea produzioni multilingue e multiculturali, sia come produttore di festival che riunisce persone provenienti da tutto il mondo nel contesto di un’impresa teatrale condivisa, riflettono un approccio attento nei confronti delle questioni fondamentali dei nostri tempi.

a cura di Giulia Muroni

Giulia Muroni

6 eventi pubblicati

10 notizie pubblicate

0 aziende pubblicate

# Altre Notizie

  • Facebook
  • Instagram
  • Twitter
  • Google+
  • Youtube
  • Feed

TERRA DE PUNT SRL P.IVA 03794090922

Numero REA: 298042 - Iscrizione ROC: n. 32207

SARDEGNAEVENTI24 è una testata giornalistica registrata presso il tribunale di Sassari n. 1/2018

Sede Legale: Via Anglona 7, 09121 Cagliari

Sede Operativa: Viale Trento 15, 09123 Cagliari

X
en Englishfr Françaisde Deutschit Italianopt Portuguêses Español