Italia Eventi 24
LinguaIT
Materia e voce. Intervista a Walter Porcedda sul teatro di figura
La recente storia del teatro contemporaneo ha smentito nei fatti gli stereotipi a cui si è appena fatto riferimento: negli anni Sessanta in Italia - anni di decentramento culturale segnati dalla nascita di circuiti regionali anche marginali - c’è stato un grande risveglio in questa direzione. Si pen

Walter Porcedda è critico teatrale. Presente nella giuria Ubu, è anche componente dell'Associazione Nazionale dei Critici di Teatro.

Walter Porcedda è critico teatrale. Presente nella giuria Ubu, è anche componente dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro.

Come si può definire e raccontare questa forma d’arte?
Per parlare del teatro di figura, come suggerisce Stefano Giunchi inventore di quella grande reunion della scena internazionale che è il festival di Cervia, è necessario partire dal termine figura che ha la sua radice latina nel verbo figurare. Questa richiama l’idea di qualcosa che muta, come può essere lo scultore che plasma la materia. A questo proposito, ancora Giunchi sottolinea come la parola figura richiami “l’origine primordiale, l’afflato divino che animò l’inerte materia. Vi è quindi l’idea dell’oggetto e quella del movimento”. Il concetto di Figura ha, d’altra parte origini antichissime e già Platone nella sua Repubblica aveva introdotto il termine per indicare ciò che crea meraviglia. Le figure umane riprodotte con diversi materiali sono utilizzate in molti riti antichi greci e romani, analogamente come avviene in Oriente, dove esiste una importante tradizione di marionette: soprattutto in India, in Indonesia e Giappone”. Istruzioni per l’uso: è necessario fuggire da un equivoco ricorrente: burattino e marionetta non sono la stessa cosa. Il burattino è quello che viene mosso direttamente dal braccio del burattinaio, mentre la marionetta è un fantoccio in legno, stoffa o altro materiale, una figura a corpo intero che viene mossa dall’alto tramite dei fili. Fondamentale sfatare un altro luogo comune: il teatro – di burattini e marionette – molto spesso viene accomunato e confuso con quello per ragazzi. È invece un teatro a tutto tondo, con un’attenzione fortemente popolare, indirizzato sia ai ragazzi che ad un pubblico adulto.

In Italia qual è la diffusione e quali sono i centri nevralgici di produzione di questa arte?
In Italia la tradizione del teatro di figura è fortemente radicata in tre aree: la lombarda (l’area di Bergamo in particolare), quella emiliana e la napoletana. Un discorso a parte va fatto per i pupi siciliani, legati alle peripezie del paladino Orlando, di cui il massimo rappresentante è oggi Mimmo Cuticchio, depositario della tradizione, organizzatore di festival, grande attore che si confronta con la scena contemporanea, lavorando in ambito sperimentale anche con la danza.
Sono numerosi i festival che in Italia si occupano di teatro di figura, il più importante è Arrivano dal mare, organizzato dagli anni 70 a Cervia. Il direttore artistico è Stefano Giunchi. Altre rassegne da non perdere, “Incanti” a Torino, quello di Parma curato dalle Briciole, Alpe Adria Puppett tra Grado e Aquileia. C’è poi il festival di Perugia e quello di Mimmo Cuticchio a Palermo. In Sardegna Is Mascareddas hanno costruito negli anni e con un lavoro paziente una solida reputazione internazionale, allestendo rassegne e festival, prima a Teulada poi a Cagliari.
Il cuore di questa arte sta negli atelier delle compagnie sparse sul territorio. Si tratta di formazioni che utilizzano la sapienza artigianale in modo simile a quella dell’artista visivo, utilizzando materiali poveri (legno, stoffa o cuoio) uniti alla conoscenza del linguaggio e della sintassi teatrale. Nel burattinaio si fonde insomma un unico ed eclettico personaggio: quello di attore, regista e costruttore.
Le compagnie del teatro di figura hanno sofferto moltissimo prima di vedere riconosciuto il proprio lavoro, soprattutto a causa della scarsa attenzione da parte delle istituzioni. Troppe volte, purtroppo, ha avuto la meglio il pregiudizio di chi vedeva quest’arte appiattita su una teatralità al limite del folkloristico o altrimenti intesa come intrattenimento riservato solo ai bambini, non in grado cioè di fare spettacoli di più ampio respiro. Insomma una sorta di serie B del teatro.

Quali sono le connessioni del teatro di figura con il mondo teatrale contemporaneo?
La recente storia del teatro contemporaneo ha smentito nei fatti gli stereotipi a cui si è appena fatto riferimento: negli anni Sessanta in Italia – anni di decentramento culturale segnati dalla nascita di circuiti regionali anche marginali – c’è stato un grande risveglio in questa direzione. Si pensi a Bologna la Baracca, Teatro Gioco Vita a Piacenza, a Milano il Teatro del Buratto, a Ravenna il Teatro del Drago: luoghi a metà tra il pubblico e il privato, che so no diventati dei centri di crescita e confronto. Un riferimento importante non soltanto per la creatività ma anche per l’organizzazione è ad esempio il Teatro delle Briciole, che ha permesso di far conoscere in Italia l’enorme vitalità del teatro di figura a livello internazionale, mostrando come i luoghi del teatro di figura siano dei luoghi di creazione teatrale.
Certo, molto va fatto per la sua diffusione. In Italia questa arte non è tutelata abbastanza, mancano ad esempio le scuole. Solo lo scorso anno è stata lanciata l’idea, per iniziativa di diverse realtà teatrali, di dare vita a una scuola a livello nazionale.
Al festival Animar de Is Mascareddas al Teatro Massimo di Cagliari abbiamo avuto modo di conoscere burattinai come l’argentino Horacio Peralta. Teatrante in fuga dal golpe in patria una volta a Parigi si fece conoscere per i suoi spettacoli brevissimi rappresentati nelle carrozze dei metrò: dietro un drappo nero muoveva i pupazzi, con una musica di sottofondo raccontava storie solo con gli oggetti, per il tempo di due fermate. Oggi è uno dei burattinai più importanti e rappresentativi dell’epoca in cui viviamo. Tanti di questi teatranti hanno storie particolari, spesso anche avventurose, raccontano di grandi sacrifici e ostinazione, sudore e lacrime.
Attualmente ci sono diversi giovani teatranti che stanno cercando di lavorare dentro la tradizione dandogli dei significati nuovi, come Is Mascareddas che si avventurano in sperimentazioni a 360 gradi. Non va dimenticato che il teatro contemporaneo, da Beckett a Kantor, ha spesso utilizzato e fatto proprie molte tecniche mutuate dal teatro di figura. I grandi del teatro contemporaneo da Gordon Craig a Mejerch’old videro in questa arte la possibilità di allargare lo sguardo scenico, andando oltre le potenzialità dell’attore, includendo la danza, il mimo, i costumi, la scenotecnica per puntare ad un teatro totale.

A cura di Giulia Muroni

Galleria fotografica

Video

Giulia Muroni

6 eventi pubblicati

10 notizie pubblicate

0 aziende pubblicate

# Altre Notizie

  • Facebook
  • Instagram
  • Twitter
  • Google+
  • Youtube
  • Feed

TERRA DE PUNT SRL P.IVA 03794090922

Numero REA: 298042 - Iscrizione ROC: n. 32207

SARDEGNAEVENTI24 è una testata giornalistica registrata presso il tribunale di Sassari n. 1/2018

Sede Legale: Via Anglona 7, 09121 Cagliari

Sede Operativa: Viale Trento 15, 09123 Cagliari

X
en Englishfr Françaisde Deutschit Italianopt Portuguêses Español