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La bomba delle township nel Sudafrica sigillato che resiste al coronavirus e progetta la ripartenza
Intervista a Stefano Cucca a cura di Giovanni Runchina

Il Paese ha adottato procedure drastiche di distanziamento sociale e di chiusura delle attività per mitigare la diffusione del COVID-19 ma guarda con preoccupazione alle periferie povere densamente popolate. La strategia finora ha pagato, come spiega il manager Stefano Cucca

Blocco immediato di voli interni ed internazionali, treni ed autobus, divieto di creare assembramenti, chiusura delle scuole di ogni ordine e grado e di tutte le attività economiche. Il Sudafrica cerca di arginare la diffusione del coronavirus in tutti i modi. Il dilagare della pandemia avrebbe effetti devastanti sia nel Paese che in tutto il continente africano come spiega Stefano Cucca che vive a Città del Capo dove è impegnato in un percorso di internazionalizzazione della società Rumundu per l’attivazione di progetti legati alla sostenibilità. «Svolgo il mio lavoro prevalentemente da casa per cui le cose per me non sono cambiate di molto. Tuttavia abbiamo rinviato  alcune attività che avremmo dovuto sviluppare in Sardegna tramite diversi progetti europei. Suggeriremo alla Commissione Europea di ripensare i programmi comunitari per evitare il più possibile lo spostamento dei partecipanti e di puntare maggiormente sulla tecnologia».

Cucca, consulente strategico e docente di management, è l’ideatore del progetto Rumundu che nel 2013 lo ha spinto a intraprendere un viaggio lungo e appassionante in bicicletta alla scoperta di storie e stili di vita differenti e per valutare eventuali modelli di sviluppo sostenibile. Un giro del mondo su due ruote nel quale il manager di Sorso ha percorso ben cinque continenti. «Per ora – sottolinea Cucca – il numero dei contagi in Sudafrica è relativamente basso se paragonato a quanto accade negli Stati Uniti o in Europa e, grazie alle restrizioni, probabilmente questi non aumenteranno in modo considerevole. Il presidente, Cyril Ramaphosa ha immediatamente imposto il lockdown che si protrae ormai da più di venti giorni dichiarando in una diretta a reti unificate l’eventuale incapacità del sistema sanitario nazionale di affrontare l’emergenza senza misure drastiche. Il problema nonostante i provvedimenti si pone ancora nelle township, i quartieri poveri densamente popolati dove il distanziamento sociale è impossibile e che potrebbero diventare focolai incontrollabili».

Il contenimento è la priorità in una nazione dal sistema sanitario fragile, inserita in un Continente dove la povertà estrema e l’assenza di servizi basilari è purtroppo la norma. «Gli esperti sono particolarmente preoccupati per la crescente diffusione della pandemia in Africa dove strutture sanitarie deboli, migrazione, instabilità alimentare, mancanza di acqua e di servizi igienico-sanitari, rischiano di aggravare ancor di più gli effetti già potenzialmente devastanti del virus. L’organizzazione Mondiale della Sanità ha evidenziato che i Paesi devono impegnarsi con ogni mezzo ad appiattire la curva dei contagi».

Il Sudafrica ha fatto immediatamente propria questa raccomandazione facendo anche passi ulteriori: «Tra le varie restrizioni c’è anche quella di vietare la vendita di alcolici per evitare la crescita dei casi di violenza tra le mura domestiche».

Il lockdown e la conseguente chiusura di scuole e asili, invece, pone la sfida della gestione dei bambini e anche in questo caso sono state adottate misure specifiche:  «Nel corso dei telegiornali si danno numerosi consigli su come intrattenere proficuamente i bambini. Per quanto riguarda le lezioni, ovviamente, la didattica è passata in modalità online».

La serrata generale sta comunque avendo effetti negativi: «Proprio qualche giorno fa – martedì 14 aprile – il Ministro delle Finanze ha affermato che il governo sta valutando la possibilità di integrare temporaneamente le sovvenzioni sociali per attutire la povertà. La pandemia potrebbe causare nel giro di una settimana la perdita di più di un milione di posti di lavoro e lasciare indigenti coloro che sono occupati in attività legate al turismo. L’impatto complessivo non è stato ancora quantificato ma ormai si parla apertamente di recessione. Sinora la governatrice della Reserve Bank, Lesetja Kganyago, ha escluso la stampa di denaro per finanziare il deficit del governo ma alcuni analisti non escludono che si possa attivare questa misura nelle prossime settimane».

Ma l’emergenza è solo una parte della sfida, il Paese è già attivamente impegnato nella fase di ricostruzione: «Faccio parte di un gruppo di lavoro, ora composto da circa 50 differenti professionalità con l’obiettivo di elaborare un programma post covid. Una cosa è certa, in questo momento il marketing, come vedo in Italia, non è la priorità; i video emozionali sulla bellezza delle nostre città non bastano. Come prima cosa i medici e la comunità scientifica devono necessariamente monitorare i flussi e parametrare questi con la capacità dei vari sistemi sanitari. Poi spetta al team diciamo di secondo livello fare proposte che devono però essere valutate dal punto di vista sanitario. Una cosa è certa, il nostro gruppo non proporrà come ho letto ieri in molti quotidiani in Italia il plexiglas nelle spiagge per stipare i turisti. Le distanze saranno l’unica vera soluzione  fino a quando non ci sarà un vaccino».

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