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Io,sardopatica,incontro Piero Marras

C’è stato un tempo in cui la prima serata del martedì iniziava effettivamente alle 20 e trenta con l’immancabile "Rundinedda",sigla di un noto programma televisivo,che,categoricamente la mia famiglia non poteva perdere. Io,quella rondine che veniva da lontano,la immaginavo in mille vortici di volo e su quel divano di pelle marrone del salotto non credo esistesse altro.

C’è stato un tempo in cui mio padre rientrava da un viaggio non troppo felice,eppure trovò il modo di fermarsi a comprare una musicassetta di Piero Marras,da portarci in dono e da ascoltare fino a sentirlo consumare quel nastro magnetico riavvolgersi per ore sulle bobbine.

C’è stato un tempo in cui "Ses Tue" diveniva piano dedica di un sentimento che si muoveva come "una manu supra palas".

E poi è venuto un tempo in cui i ricordi mi rincorrono quando non me l’aspetto,quasi a volermi sorprendere ogni volta,quasi a volermi togliere quella coltre di razionalità che mi butto addosso,quasi a volermi scaldare quando si raffredda quella parte di me che affonda i piedi nella frenesia del presente.

Un caffè e due profumatissimi succhi di pomodoro e lo stupore perché non avevo idea che Piero Marras,il cantautore,il poeta,l’artista,il sardo,lo si potesse trovare al tavolo di un bar senza cappello. Il mio immaginario e quei ricordi che rotolano verso di me,ancora una volta si trasformano e si reinterpretano di fronte alla realtà.
La sua stretta di mano è tiepida,senza ostentazioni. Ogni volta che gli rivolgo una domanda (la mia intervista inizia appena lo vedo,ma lui se ne accogerà solo dopo),mi risponde senza guardarmi,rivolgendosi a chi ha accanto e conosce da più tempo,rifugiando una sorta di timida condizione,quasi non voglia in alcun modo far pensare che,nelle sue spiegazioni ci sia,anche solo per sbaglio,qualcosa di autoreferenziale.

Scriverà per noi,scriverà per SardegnaEventi24.it. Scriverà di musica,di quel mondo che lo concilia con il suo carcere.

"Il carcere?" gli chiedo incuriosita.

Il suo carcere è quel vincolo di isolamento che lo accompagna fin da bambino,in un mondo mentale e reale di domande e risposte,di un bambino,unico attore di giochi e fantasia,senza interlocutori,e se ieri era il gioco,oggi sono le parole della musica che lo portano là dove non è altro che lui nel suo carcere,nel suono della lingua e nella convizione che l’unica regola è non gloriarsi della propria scrittura.

Scriverà per noi,ma scriverà ai giovani che fanno musica o,almeno,la vogliono fare su "questa nuvola",senza guardare troppo lontano perché non si può.

Scriverà per SardegnaEventi24.it perché pensa che la questione della lingua sarda sia una grossa metafora: un negozio con l’insegna "Macelleria Sarda" e dentro in vendita la carne olandese.
Io sorrido e condivido. Io che,effettivamente,mi sento sardopatica,nostalgica e con un maledettissimo cuore prenuragico.

Faccio solo una cazzata: gli chiedo a quale canzone è più affezionato. Non lo farò ma più,promesso!

Scriverà per noi perché i limiti,quelli che lui non sopporta,quelli che vengono messi addosso alle persone,alle cose,ai popoli,alle terre,ai sogni,si possono superare anche così: scrivendo.

Ed è venuto un tempo in cui Scriverà per noi: grazie!

Maria Barca

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