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Francesco Abate cittadino onorario di San Sperate: «Per me questa è casa»
L'annuncio del sindaco della cittadina, Enrico Collu, stasera alle 22.15 in piazza San Giovanni in occasione del reading che vedrà protagonista proprio il giornalista e scrittore, impegnato nel Festival Cuncambias

La dedica alla sua donatrice, Cinzia Pilia, e il ricordo di Pinuccio Sciola e di Giorgio Todde.

«Questo riconoscimento mi emoziona, è un regalo che proviene da quella che considero casa». Così Francesco Abate commenta a caldo la decisione del Consiglio comunale di San Sperate di concedergli la cittadinanza onoraria.

La delibera sarà formalizzata in una prossima seduta dell’organismo consiliare presieduto da Ilaria Pili, ma l’annuncio sarà dato in serata dal primo cittadino, Enrico Collu, durante  la terza giornata del Festival Cuncambias che animerà il paese sino al 2 agosto. L’occasione sarà proprio l’incontro-reading con Abate dal titolo “Francesco e altre catastrofi”, accompagnato dalle letture di Giacomo Casti e dalle musiche di Matteo Sau e trasmesso in diretta streaming da EjaTV.

«Abate è da molti anni un assiduo frequentatore del paese di San Sperate – sottolinea il sindaco Enrico Collu – legato a filo doppio e triplo da grande amicizia a molti dei suoi artisti più conosciuti  come Pinuccio Sciola, Franco Gaviano, il gruppo di Antas Teatro e presenza gradita e arricchente di tanti Festival di Cuncambias. In più, sia aggiunto con discrezione sebbene Abate stesso non ne faccia mistero, vivendo anzi la questione come una sorta di promessa da onorare perpetuamente, la donatrice d’organi (nel suo caso, il fegato) dello scrittore cagliaritano è stata proprio una nostra compaesana, la compianta Cinzia Pilia, come a suggellare un atto d’amore e di generosità che lega lo scrittore cagliaritano al nostro paese». Queste le motivazioni alla base della decisione del Consiglio.

«Avrei voluto condividere questa gioia con la mia donatrice, Cinzia Pilia», aggiunge Abate che poi si sofferma a  ricordare due grandi uomini di cultura: Pinuccio Sciola e Giorgio Todde, scomparso ieri. Le sue parole sono delicate, profonde. «Quella con Pinuccio è stata un’amicizia tardiva nel senso che, per tanti anni, lui è stato il maestro inarrivabile, il genio immensamente più grande di te. È stato lui a decidere che fossimo amici, mi chiamò al telefono dopo aver letto un mio articolo per dirmi che lo avevo fatto ridere e riflettere e mi lasciò con la promessa di darmi un sonoro ceffone non appena ci fossimo incontrati. Fortunatamente non mantenne l’impegno ma da allora la nostra fu una frequentazione sempre più profonda che si rafforzò con la malattia. Entrambi avevamo un codice non dichiarato e sottopelle visti i rispettivi problemi di salute, un giorno poco dopo il mio trapianto mi portò nel suo giardino ad abbracciare quelle pietre magiche a cui teneva tantissimo affinché potessi trarne energia».

Di Todde evidenzia il lato umano: «Per me Giorgio è stato prima uno scrittore di riferimento, compravo i suoi libri e li leggevo a voce alta assieme a mia moglie, poi ci conoscemmo e iniziammo a frequentarci. Un giorno venne a casa e mi convinse  a  riprendere il cammino di cura che avevo interrotto, mi fece conoscere il professor Zamboni che eseguì il trapianto con la sua équipe. Nei giorni successivi all’operazione c’erano solo due persone che potevano entrare nella mia stanza: mia moglie, Grazia, e Giorgio».

 

 

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