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Dodici igers per raccontare un territorio carico di storia,sapori e paesaggi mozza fiato
Dodici igers per raccontare un territorio carico di storia,sapori e paesaggi mozza fiato

Sono qui seduta a scrivere. Davanti a me il mare dell’incantevole oasi naturalistica di Biderosa. Sono gli ultimi momenti per godere delle meraviglie di questi posti. L’incanto è indescrivibile,come le stesse emozioni di questi due giorni passati a riempire pagine di appunti,mentre si immortalavano angoli,dettagli e paesaggi di questo scorcio di Sardegna.

Sta per concludersi il Primo instatour tra Galtellì e Orosei. Siamo nella valle del Cedrino,in provincia di Nuoro. Un’ amena vallata di acque dolci e salate,direttamente legata al mare,con una costa per lo più gentile e generosa,tanto bella e affascinante che,più volte,io e i miei compagni di viaggio abbiamo trattenuto il fiato,per liberarlo solo al momento di esclamare il nostro stupore.

Sono qui seduta a scrivere,mentre il sole caldo di questo pomeriggio di luglio scioglie il sale sulla nostra pelle e ci regala le ultime note dell’esperienza. Ora che volge al termine mi domando quando,in realtà,sia iniziata. C’è chi dice che l’attesa di qualcosa di piacevole sia,essa stessa,il piacere. C’è chi pensa che vivendolo potrai godere del piacere. C’è chi è convinto che il ricordo lascerà in te il brivido del piacere. Io non so quale sia la risposta giusta,ma so che solo vedendo tutto questo splendore ci si può arricchire l’animo di magnifica incredulità.

Chi l’ha capito e ha permesso che tutto ciò accadesse è l’azienda Lupinu di Orosei. Un’azienda che rappresenta un solido punto di riferimento per tutto ciò che riguarda l’arredo,l’edilizia e l’impiantistica. Solidità,onestà,sogni e una bella storia. Sono queste le caratteristiche vincenti. Una storia che inizia cinquant’anni fa. Ce la racconta Efisia con profondo orgoglio. Sua madre fu costretta,per esigenze familiari,ad inventarsi commerciante. Da una piccola stanza ricavata nella casa di famiglia fino ad una grande azienda. Un’azienda che cresceva con i suoi figli. Con un sacrificio direttamente proporzionale alla caparbietà e determinazione.

Grazie a Lupinu e alle sue nuove generazioni siamo andati alla scoperta del territorio di Galtellì e Orosei e lo abbiamo raccontato attraverso le immagini raccolte dagli igers di Instagramers Sardegna,coordinati da Alessandra Polo e rintracciabili grazie all’hashtag #ilovevallecedrino.

Galtellì è come un vecchio bambino. Parrebbe una palese contraddizione se non fosse che ha realmente la dolcezza di un bambino e la storia di vita di un vecchio saggio. In esso la poesia letteraria di Grazia Deledda ha sposato i muri delle case,i sassi sulle vie del centro storico,l’orgoglio degli abitanti che incontri e ti dicono: “Sai che qui è stata Grazia?”. La chiamano così,semplicemente Grazia. Come un’amica,una cara amica,una parente.

Ed è li,mentre percorri il Parco letterario,che rivivi quelle pagine. E vedi Efix,piegato come il Cristo sulla croce,trascinarsi nei suoi dolori,poi ci sono loro,le dame Pintor,fiere e nobili,nonostante la vita,nonostante le angosce e la frustrazione,nonostante tutto.

La loro casa è li,in quel borgo medievale che Grazia Deledda chiamava affettuosamente Galte,tra i ruderi di un vecchio cimitero e una storica chiesa,tra tombe e pietre antiche,tra basalto e piccole porticine,tra affreschi sbiaditi e pareti di polvere di conchiglie e lapislazzuli. Se non si è ancora capito,tra tutto questo c’è Canne al vento. Il libro che le ha portato il nobel per la letteratura.

Ma Galtellì non è solo Galte. Galtellì è storia remota e arcaica e pur così vicina. Tenuta in vita dagli abitanti decisi a conservarne intatta una preziosa identità: le case padronali,gli strumenti dei mestieri passati,i materiali ancora intatti che si leggono come libri di storia,che si ascoltano come il racconto di un nonno.

Il cibo,poi,nell’Agriturismo Tanca ‘e Gaia,è un tripudio di sapori e di colori,perché Francesca e suo marito Donato stanno attenti a tutto: agli occhi e al palato.

A completare il nostro incanto in questo primo giorno c’è,infine,il Castello Malicas,per un tuffo nel passato ma,vi assicuro,con tutti i comfort della vita moderna.

Orosei non è certo da meno. La domenica d’estate ha tutti i colori della festa e del mare. Le strade assolate conservano storia e tradizione,tra quelli che qui vengono chiamati Palatzos Vetzos c’è anche un vecchio carcere. Al sentirne il suo passato ci si stringe il cuore: chi l’ha dovuto vivere da detenuto era costretto immobile da una lunga catena al collo fatta scorrere lungo il perimetro di un’angusta cella. Ci passiamo accanto silenziosi,quasi rispettosi di ciò che abbiamo appena appreso.

Ma il cibo e la gentilezza oroseina ci riportano a sorridere e,d’altronde,non potrebbe essere altrimenti perché non c’è tristezza né mestizia se stai per affacciarti dal belvedere di Monte Urcatu. Una salita non troppo semplice,soprattutto se come noi scegliete le ore del primo pomeriggio per affrontarla,ma da lassù capirete quanto ne sia valsa la pena. Sapere poi,che di lì a breve potrai fare un tuffo in quel mane così invitante… beh fate voi.

Ed eccomi qui,nella spiaggia di Biderosa,dove provo a spiegarvi con carta e penna l’incanto di questi luoghi. So già non basterà. Dovete vederlo. Qui è tutta vita. Qui è amore. Qui è #ilovevallecedrino.

Maria Barca

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