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Asinara
Da Fornelli a Cala Reale,da Cala Oliva a Punta dello Scorno

Tra le bellezze aspre di un'isola unica e magica

Asinara,a fari spenti Gente tosta. Quella dei graniti,all’Asinara,tre giorni senza tempo. Bruno,Talo,Tina,Titina,Giovanna,abbiamo sfidato la storia ancora nascosta di quest’isola diversa. Da Putt’e Lendine a Stintino,buio e assonnati. Nel traghetto silenzio; i silenzi che impongono i luoghi delle tragedie e del rispetto delle disavventure umane. Strano,in effetti,pochi parlano e a voce bassa.

Si apre Fornelli,area vasta,spoglia di tutto,si odono ancora i passi pesanti dei detenuti in catene o gravati dal 41 bis,sul selciato verso quel rettangolo in cemento,secolare teatro di solitudini e di espiazioni,forse. Da qualche anno appena l’Isola ha riconquistato se stessa,le sue bellezze aspre,in grugnite,graffiate dal maestrale in agguato,lentischi che il vento rende nani,elicriso,cocomero asinino,profumi di salsedine,fiordaliso orrido,manto infinito di euforbie appena ingrigite da una tarda estate fraudolenta.
Camminiamo così,la mattina; ci aspettano quasi trenta chilometri di cemento,avvolti nei nostri pensieri e zaini pesanti.Tutto è coniugato al passato: camminamenti,ruderi di antichi ospedali per le quarantene,diramazioni carcerarie di un bianco gentile e porticine blu a nascondere la non libertà.Tumbarino,oggi centro di ricerca,con ragazzi splendidi,per la fauna locale. Una capinera vola via con la sua scientifica targhetta. E a proposito ci accompagnano nella nostra sudata,decine di cinghiali,di un nero intenso,scorrazzanti nelle vallate,lungo le spiagge,sotto la macchia. Accrescono il profumo di selvaggio.

Cala Reale, 15 kilometri se ne sono andati. Reale perché davvero maestosa è la succursale della reggia dei piemontesi. Si erge,superba di fronte al mare,lasciandosi alle spalle l’edilizia povera delle comuni sofferenze. Anche l’ossario austriaco,simbolo di migliaia di prigionieri morti qui,in nome della grande guerra.Trabuccato,Cala d’Oliva,finalmente. E’ stata dura,ma buona e semplice l’accoglienza,nella foresteria,oggi ostello per escursionisti. Cena discreta e riposo.Anche perché l’indomani si va su. L’interno,tracce di vita secolare,terrazzamenti,primi insediamenti liguri,gli stazzi,e poi loro.. decenni di lavoro di detenuti,nei campi,le loro celle,lontane dal mare; neanche quella visione di speranza.
Ma il paesaggio oggi ripaga le storie tristi. Case Bianche,villaggio bianco che il vento scarnifica,resiste in una stanza la sedia del barbiere! Su,Punta della Scomunica,la più alta. L’Isola sotto i nostri Piedi nella sua commovente bellezza,adagiata al sole come una enorme lucertola.Poi giù,funtana Elighe ,i primi concreti,visibili interventi dell’ente parco.
Obiettivo Punta dello Scorno. Nibari Bugiardi,faticosa e insidiosa discesa,verso il mare,ad est,in spaventosa burrasca. Sino al moletto e al Faro. Costruzione da maestosità asburgica, aggredita dal vento e dal tempo; si sgretola pezzo per pezzo quasi non opponendo resistenza all’incuria degli uomini d’oggi. Fa il paio con la Torre aragonese di cala d’Arena; sta lì da 500 anni,a difenderci da chi ? da noi stessi e dalla nostra memoria corta e angusta. Spiaggia bianchissima la Cala. Onde si infrangono quasi in una immaginaria barriera corallina. La pista è lunga. C’è chi ritma di più il passo. Tutti insieme all’Ostello e ad un’ottima cena autoctona e auto gestita.Terzo giorno,ripercorriamo l’isola a ritroso,altri kilometri,altre suole consumate,altra tempesta interiore di sentimenti e sensazioni.

Per quello spazio minuto,a Cala d’Oliva,cimitero di atroci ricordi,non solo di corpi e di anime. Croci in legno povere,divelte; qualche lapide e qualche nome: Aldobrando Pais 1917-1922,Cristiana Diana 1852-1893,Gregorio Barci 1928-1961. Vite brevi,all’Asinara. Meriterebbero più rispetto,attenzione e ogni tanto un fiore.

Si discute della prossima visita. Il battello sul mare è un ondeggiare di tristezze. Non basta il rientro alla civiltà e al luccichio del suo consumismo.

matteo marteddu

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