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Attraverso un dialogo con Rita Marras,titolare della Libreria Odradek,ha ripercorso i punti salienti del suo pamphlet «politico più che teologico»,come lei stessa afferma,regalando ai numerosi presenti aneddoti e spunti di riflessione conditi di ironia e umorismo.

Dalla lucida analisi sul ruolo della donna nella società e nella politica,al tema della raffigurazione della morte femminile,sapientemente trattato nel primo capitolo del libro: "con la morte la donna non è mai in un rapporto di protagonismo,ma sempre in quello di passiva conseguenza". E cita l’esempio di Sandra Mondaini,morta – secondo i mass media – stroncata dal dolore per la perdita del marito. Sorte toccata anni addietro anche all’attrice Giulietta Masina,deceduta – sempre secondo i media – non perché da tempo malata di tumore,ma perché incapace di sopravvivere a Federico Fellini. «Per gli uomini esiste l’oncologia,per le donne la stroncologia»,afferma – tra le risate del pubblico – la scrittrice.

Donne,dunque,non "protagoniste" ma "comparse" della propria morte. Come Maria,alla quale la rappresentazione della morte è stata addirittura negata: "Laddove Cristo ancora oggi muore simbolicamente mille volte al giorno su tutti i muri delle nostre scuole, nell’intimità delle nostre case di credenti,dietro i banchi dei tribunali e sui petti siliconati delle soubrette,la morte di Maria è stata cancellata e sottratta alla rappresentazione,cristallizzando per tutte le donne un modello divinizzato a cui nessuna può accostarsi con qualche speranza di identificazione" – scrive la Murgia nel paragrafo intitolato ‘La bella addormentata nel cielo’ – "Una Madonna che non conosce la propria fine offre alle donne credenti un patto di mimesi insostenibile,perché stipulato con un soggetto simbolico dal corpo intangibile,sottratto al tempo e in definitiva privo di limite." Ed è proprio questa mancata consapevolezza del limite,alimentata dall’assenza di un modello che invecchia – nei vangeli così come nei media o nelle pubblicità degradanti – "l’indizio dell’incapacità di fare pace con la morte" e la conseguente "maniacale manutenzione" a cui il corpo femminile viene sottoposto.

Affascina,Michela Murgia,per la sua straordinaria capacità di spaziare dalla politica al femminismo,dalla società alla "materia teologica",raccontandola con semplicità,ironia e spirito critico,attraverso acute e appassionate riflessioni. Quella sulla rappresentazione di Dio nel corso dei secoli – ad esempio – uomo o animale,ma mai donna. E conclude la conversazione affermando: «se tutti non possono essere Dio,allora Dio non può essere per tutti».

Carla Casu

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