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L’isola di San Pietro

carloforteArrivati a Calasetta si hanno due possibilità: la prima è prendere una delle strade per il ritorno,l'altra imbarcarsi per Carloforte. Il paese è l'unico centro abitato dell'isola di San Pietro,tanto da rappresentarne la storia passata e presente. L'economia dell'isola di San Pietro è basata principalmente sulla pesca anche se,nel passato minerario,Carloforte ebbe un ruolo fondamentale come porto per l'imbarco sui grandi mercantili del materiale estratto. Attualmente tutto il territorio sta riscontrando una notorietà crescente per via della tonnara,l'antichissima pesca al tonno che qui viene praticata ancora in maniera tradizionale. Negli ultimi anni,tra maggio e giugno,ha preso il via la manifestazione del giro tonno,un occasione unica per conoscere l'isola,il paese,il tonno e le mille ricette tradizionali con cui si è soliti preparare questo prezioso bene. La discendenza genovese di Carloforte non si limita al dialetto dei suoi abitanti,questa è palese anche nell'architettura del suo lungomare e del suo centro storico,che hanno mantenuto integri gli edifici originari. Questi luoghi sono i salotti della città in cui la gente,durante le sere dell'interminabile estate carlofortina,s'incontra per chiacchierare,gustare i piatti unici della cucina locale o un semplice gelato,servito nei graziosi bar davanti al porto. Nel lungomare è stata innalzata una statua in onore di Carlo Emanuele III,fondatore della città,alle spalle del monumento si diparte unelegante stradina che s'interrompe sulla chiesa di San Carlo Borromeo,un gioiello d'architettura ecclesiale del XVIII secolo,seppur copia della parrocchiale di Pegli. Tra i due monumenti si apre l'elegante piazza Repubblica,sulla quale si affacciano eleganti negozi. Da questa piazza si diparte via Solferino (nord),un angolo particolarmente caratteristico del centro storico per via di una scalinata adorna di un singolare arco; svoltando sulla sinistra in Via Marconi si trova il Forte Carlo Emanuele dove è stato allestito il museo civico. La strada che da piazza Repubblica va verso sud è via Don Segni,la prima strada che incrocia è via XX Settembre,nella quale sorge la chiesa della Madonna dello schiavo,il cui nome le deriva dalla statua lignea della Madonna,che fu trovata sulla spiaggia da uno degli abitanti di Carloforte durante la prigionia in Tunisia. Il 15 di novembre la festa alla Madonna ricorda l'evento e il simulacro viene portato in processione. La statua della Madonna dello schiavo è di fatto la polena di una nave,persa sicuramente durante una tempesta e arenatasi nella spiaggia Tunisina in cui fu rinvenuta dai deportati carlofortini.

Il disastro di Carloforte

Con la succitata denominazione ci si riferisce all'incursione di pirati tunisini del 1798. Durante questa scorribanda la città fu devastata e la popolazione resa schiava. Fu necessaria l'intercessione del futuro imperatore di Francia,Napoleone,per restituire la libertà ai carlofortina,dopo oltre un anno di prigionia. L'illustre Storico Antonio Manno racconta che l'insensata sciagura accaduta a Carloforte fu causata da un marinaio di Capraia,convinto di essere stato tradito dalla moglie carlofortina. L'Otello nostrano si ritirò a Tunisi e si convertì all'islamismo,per cancellare lonta ordì una serie di trame che portarono gli arabi ad attaccare l'isola.

La costa e le spiagge dell'isola di San Pietro

Una caletta di Carloforte San Pietro,come la vicina Sant'Antioco,è un isola di origine vulcanica. Caratteristica comune è la presenza sulle isole di coste elevate,nelle quali si inseriscono splendide spiagge e intime calette. Partendo da Carloforte verso sud,proseguendo sulla litoranea tra le saline e il mare,lasciando a sinistra l'osservatorio astronomico,si va verso le spiagge più accessibili. Percorso un chilometro circa,si quella del Giunco,dopo 1500 metri si arriva invece alla spiaggia Girin e poco più avanti a quella di Punta Nera,probabilmente una delle più belle dell'isola. Proseguendo ancora per circa un chilometro si trova la Spiaggia Guidi e poco dopo l'ingresso per Bobba. Per raggiungere quest'ultima si percorre un tratto di strada bianca in macchina,fino ad un modesto parcheggio. Si prosegue a piedi lungo un selciato che verso sinistra,superate le recinzioni di alcune villette,sbuca nella piccola ed accogliente Spiaggia Bobba,verso destra conduce invece alle Colonne. Le Colonne,monumento naturale più importante di Carloforte,sono due pilastri di roccia vulcanica alti vari metri,la cui stratificazione evidenzia le diverse colate magmatiche,che sovrapponendosi hanno creato l'isola di San Pietro. Cinquecento metri dopo Bobba si trova la Spiaggia Luchese,dopo circa un chilometro e mezzo,uno svincolo a sinistra conduce nello stupendo paesaggio del Golfo della Mezzaluna; ancora due chilometri sulla strada principale e si giunge all'ampio ed accogliente litorale de La Caletta (o Spalmatore),dopodiché non si può proseguire oltre,almeno via terra. Per visitare il restante tratto della costa occidentale è necessario prendere la strada che svolta a destra (ovest) nei pressi dell'ingresso per la Spiaggia del Giunco,seguendo le indicazioni per Capo Sandalo. Nei suoi pressi vi è ubicato un faro e dall'alta scogliera si gode un ottimo panorama. Prima del faro,uno svincolo sulla destra porta a Cala Fico,nei suoi pressi si trova il presidio della L.I.P.U. che da anni svolge un attento monitoraggio sul falco della regina,specie rara che nidifica in maniera massiccia nell'isola. La piccola Cala è inserita tra ripide pareti rocciose e il mare sembra inserirsi come una lingua azzurra nei candidi dirupi. Ritornando a Carloforte uno svincolo sulla sinistra indica la famosissima e molto frequentata Cala Vinagra; nel mare antistante la piccola baia,si eleva il piccolo isolotto omonimo,sempre di origine vulcanica. A nord di Carloforte,seguendo le indicazioni per Calalunga,si arriva alla Punta,molto frequentata dai bagnanti nonostante la mancanza di una vera e propria spiaggia. Alle sue spalle si trovano due monumentali tonnare,una delle quali è ancora in funzione.

Il falco della Regina

Una delle cale di Carloforte dove nidifica il Falco della Regina I Romani chiamarono San Pietro Accipitrum Insula,ossia l'isola degli sparvieri,per via del gran numero di rapaci residenti nelle falesie,che erroneamente scambiarono per la succitata specie. In realtà il rapace in questione,ufficialmente riconosciuto solo 200 anni fa,era il Falco della Regina (Falco eleonorae),in onore della giudicessa Eleonora d'Arborea,che nel suo codice legislativo (Carta de Logu),proibì la caccia e il disturbo di qualsiasi rapace. Lo straordinario falco è un caso esemplare per strategia di sopravvivenza ed adattamento,nidifica difatti a cavallo tra i mesi di luglio ed agosto,circa quattro mesi dopo la stragrande maggioranza di tutte le altre specie. In questo modo,al momento della schiusa,il falco della regina può nutrire i propri piccoli catturando gli uccelli migratori che rientrano dai siti di nidificazione,spossati dal lungo viaggio verso l'Africa. La L.I.P.U. (Lega Italiana Protezione Uccelli),organizza ogni estate dei campi di sorveglianza per evitare il bracconaggio ai nidi,con il sostegno di volontari provenienti da tutta Europa. La L.I.P.U. organizza anche delle visite guidate,nelle quali si può ammirare da vicino qualche scorcio della vita familiare di questi splendidi rapaci.
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