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La storia del Sulcis Iglesiente

Se dovesse essere assegnato l'appellativo di Far West a una zona della Sardegna,Sulcis e Iglesiente sarebbero in cima alla lista. Di questa condizione non è indicativa la loro posizione nell'estremo sud ovest dell'isola,bensì il succedersi di conquistatori,pirati,avventurieri ed ogni sorta di predone,indiscriminati razziatori di questa terra ricca ed incantevole,che dopo secoli tenta di riscattarsi.

Fenici,Punici e Romani

Anche il più remoto angolo della Sardegna conserva ancora le tracce dei nuraghi. Il declino della società che eresse queste tipiche ed uniche costruzioni ebbe inizio intorno al IX secolo a.C.,con l'arrivo dei fenici,nel IX secolo a.C.,i quali iniziarono ad usare l'isola come punto d'appoggio per i loro fiorenti traffici con le Baleari. I primi approdi nell'isola nacquero proprio nel Sulcis,dove i Fenici instaurarono le primitive basi e successivamente fondarono le prime città,intraprendendo scambi commerciali con i sardi ed iniziando uno sfruttamento delle risorse minerarie della zona. Il cambiamento dei rapporti con i nuragici portò alla costruzione di alcune fortezze che,successivamente,furono sfruttate dai Cartaginesi. Quest'ultimi si possono definire i primi reali invasori dell'isola; a loro seguirono i Romani,che piegarono definitivamente il popolo dei nuraghi. In questo periodo nacquero templi,stazioni termali,città e soprattutto miniere,che furono sottoposte per la prima volta ad un'attività estrattiva sistematica.

Dal Periodo Giudicale all'età delle miniere

Le vicende legate al Giudicato di Cagliari,dal quale le divisioni amministrative (Curatorie) del Sulcis e dell'Iglesiente dipendevano,fecero cadere queste terre sotto il controllo dei pisani,che diedero il via alla prima grande stagione mineraria. La successiva invasione aragonese blocco ogni miglioramento ottenuto nel campo,inoltre il territorio iniziò a spopolarsi,prima per via delle continue guerre con il Giudicato d'Arborea e poi per le scorribande dei pirati barbareschi. La dominazione spagnola segnò un lungo periodo di stasi per queste popolazioni,la discutibile amministrazione piemontese che gli succedette parve comunque una benedizione. L'attività mineraria iniziò in quegli anni ad essere studiata a fondo,si fissarono i presupposti per la grande stagione che avrebbe portato la Sardegna al centro del panorama metallurgico Europeo. Tale impresa si perfezionò grazie alla 'Fusione Perfetta' (1848),il regio decreto che parificò la costituzione piemontese a quella isolana. Col nuovo contesto politico si prospettarono molti vantaggi a favore dei liberali e quindi degli investitori,che iniziarono ad interessarsi all'isola. In quegli anni si ebbe una notevole crescita demografica,sorsero cave ed industrie in ogni angolo,nonché un numero significativo di centri correlati in qualche modo alle miniere.

Dal Fascismo ai giorni nostri

L'embargo imposto all'Italia,per l'invasione all'Etiopia,scolpì definitivamente i nomi di Sulcis e Iglesiente nelle pagine della storia della nazione. Il regime fascista elevò la Sardegna a serbatoio della grande macchina autarchica e avviò lo sfruttamento massiccio delle sue miniere di carbone. Tuttavia nel dopoguerra s'innescò la crisi che,lentamente,portò alla fine quasi totale dell'attività mineraria in tutta l'area. Mentre la giovane Repubblica Italiana cercava una soluzione politica alla crisi del settore,la gente del posto,che cercava di resistere alla piaga dell'emigrazione,tornò alle occupazioni originarie,coltivando la campagna,allevando capre e pecore,gettando le reti in mare. La vicinanza con il capoluogo sardo favorì la ripresa e la nuova economia assorbì sempre più forza lavoro dei minatori,allontanandoli definitivamente da un passato industriale scoraggiante. Dopo un maldestro tentativo di emulare il fenomeno 'Costa Smeralda',Sulcis e Iglesiente si avventurarono in maniera egregia nel settore turistico. In questi mesi (maggio 2003) una nuova legge ha istituito quattro nuove province nell'isola,tra le quali quella di Iglesias-Carbonia (Sulcis-Iglesiente). Grazie alle loro ricchezze naturali,paesaggistiche,archeologiche e culturali, queste antiche Curatorie si apprestano ad assumere una ruolo di rilevanza nell'economia isolana,per la prima volta condottieri della loro nave,che per troppo tempo è stata sospinta da correnti straniere.

L'APPROFONDIMENTO: L'ETÀ DELLE MINIERE

Monteponi e Monte vecchio miniera

L'attività mineraria è così importante nella storia del Sulcis e dell'Iglesiente,da non poter essere considerata semplicemente uno dei tanti settori dell'economia locale. L'età del bronzo (1800-900 a.C.) e L'età del ferro (900 a.C.) erano ben riconoscibili negli utensili o negli oggetti votivi dei nuragici,anche se un primo e consistente sfruttamento delle risorse minerarie dell'isola lo si deve ai fenici.

Questa popolazione mediorientale,intorno all'anno 1000 a.C.,iniziò ad utilizzare la Sardegna come punto d'appoggio sulla rotta per la penisola iberica ed in seguito iniziarono a sfruttare le risorse del sottosuolo,estraendo ed esportando il piombo e l'argento. Anche i Cartaginesi sfruttarono le risorse del ricco sottosuolo,ma per un primo massiccio utilizzo si dovette aspettare la dominazione romana. Durante il periodo imperiale nacquero importanti centri,con nomi che probabilmente riportavano ai metalli estratti,ad esempio Ferraria,nei pressi di Sinnai,oppure Plumbea (l'attuale Sant'Antioco),una vera e propria zecca per coniare le monete si trovava a Metalla (ubicata probabilmente tra Sant'Antioco e Arbus). Nell'anno 466 d.C.,la popolazione germanica dei Vandali pose fine alla dominazione romana nell'isola e di seguito nel Mediterraneo. I nuovi dominatori si limitarono a sfruttare i centri costieri ed i terreni coltivabili della Sardegna e imposero alle zone sotto il loro controllo tasse molto elevate; tollerarono la religione del luogo e determinate aree furono assegnate a persone nullatenenti,che s'impegnavano a lavorarle. Una tale mancanza d'interesse per le aree più interne e accidentate fa presupporre che i Vandali non approfittarono delle risorse minerarie isolane; inoltre la mancanza di prove certe fa ipotizzare un atteggiamento simile durante la successiva dominazione bizantina. Tuttavia è molto improbabile che una risorsa tanto importante sia rimasta completamente inutilizzata per oltre cinquecento anni. Durante il periodo dell'indipendenza giudicale Cagliari si alleò con i pisani,che furono i promotori della prima grande stagione mineraria. Spinsero la nascita di Villa di Chiesa (l'attuale Iglesias),nella quale fu istituita una vera e propria zecca,lasciarono svolgere l'attività estrattiva ai singoli proprietari delle miniere o a delle società. I pisani intervenivano nella fonderia,quando si procedeva al prelievo fiscale. Il materiale ricercato era l'argento,separato dal minerale Galena che ne è ricco,utilizzato in parte per coniare le monete e in parte immesso nei mercati esteri. La Sardegna nell'Europa di allora fu seconda solo alla Boemia,paventando delle potenzialità che purtroppo non furono sfruttate nei secoli successivi. La dominazione spagnola,a partire dal XIV/XV secolo,spense lo slancio imprenditoriale nel campo,seppur ci fossero molti privilegi per chiunque chiedesse concessioni minerarie,mancava tuttavia lo spirito di libera iniziativa che aveva pervaso gli animi nei secoli precedenti,gli spagnoli avevano monopolizzato ogni attività estrattiva per le esigenze di zecca. Vennero fatti molti tentavi per rilanciare questo settore dell'economia,verso la metà del 1600,in un momento in cui sembrava che le cose dovessero cambiare,furono le pestilenze e le conseguenti carestie a dare un brusco fendente alla vita nell'isola e il colpo di grazia al settore minerario. L'arrivo dei Savoia diede nuovi stimoli al settore ed anche se i primi risultati furono modesti,andavano considerati come importanti focolai,che riaccesero gli animi di chi credeva nelle possibilità minerarie dell'isola. In questo prologo fu costruita un'imponente fonderia nei pressi di Villacidro,furono aperte nuove gallerie a Montevecchio e Monteponi,le future capitali minerarie sarde. Intanto anche la tecnologia dava il suo contributo negli scavi,nell'estrazione e nella lavorazione dei minerali. Tuttavia i progressi tecnologici da soli non sarebbero bastati a risanare un settore che negli ultimi secoli era stato drasticamente affossato. Nel 1831 l'ingegner Francesco Mameli fu nominato direttore generale delle miniere del regio patrimonio,stabilendo una serie d'interventi volti a contrastare le cause che non permettevano l'auspicato decollo delle miniere. La sua relazione programmatica evidenziò quali cause ostative allo sviluppo la mancanza nell'isola di operai specializzati e di una legislazione adeguata a regolamentare questo ramo industriale. Le disposizioni che ne seguirono diedero un primo slancio agli imprenditori,mentre la spinta finale arrivò dopo la 'Fusione Perfetta' (vedi: La Storia),che estese la moderna legislazione mineraria piemontese (1840) a tutta la Sardegna. Dopodiché nell'isola iniziarono ad arrivare investitori da ogni parte d'Europa. Le concessioni minerarie più importanti furono quella di Montevecchio (Guspini) e Monteponi (Iglesias),accanto a queste sorsero strade,abitazioni,infrastrutture civiche ed industriali,in quegli anni fu costruita anche la prima strada ferrata nella storia sarda e il porto di Carloforte diventò uno snodo fondamentale per il trasporto dei minerali. Nel 1871 l'On. Quintino Sella denotò l'esigenza d'istituire una scuola per formare operai specializzati nel settore,indicando Iglesias come prescelta la fece diventare sede del Distretto Minerario,un tempo sito a Cagliari. La zona del Sulcis e dell'Iglesiente non fu mai importante come in quegli anni,quella che fino a poco tempo prima era una landa aspra e desolata si modificò ad un ritmo vertiginoso,seguendo i progressi tecnologici e le dinamiche dei mercati finanziari,si passò in poco tempo dalle case di rami e fronde a centri urbani moderni e dotati di tutti i servizi. Nonostante il tracollo finanziario che investì l'Europa verso la fine del XIX secolo,la Prima Guerra Mondiale,il crollo di Wall Street del 1929 e gli anni della 'Grande Depressione',l'attività mineraria superò la crisi,anche grazie alla forte determinazione dei minatori che continuarono a lavorare a costo di diversi sacrifici,tra cui la riduzione del salario e nuovi orari di lavoro massacranti. L'avvento del Fascismo e la politica autarchica del regime diedero ampio respiro al settore,con un vertiginoso aumento della produzione,l'ammodernamento degli impianti,la costruzione di case,centri ricreativi e nel 1938 si raggiunse l'apice con la fondazione di una vera e propria città: Carbonia. Il carbone del Sulcis avrebbe difatti dovuto sostituire quello straniero,venuto a mancare dopo le sanzioni imposte all'Italia per l'invasione dell'Etiopia. L'ingresso in guerra nel 1940 spense qualsiasi sogno di gloria,tutte le attività vennero convertite a scopo bellico,si visse nuovamente la depressione del primo conflitto mondiale. Il periodo minerario sardo si avviò così alla sua triste conclusione,si ravvivo lievemente durante gli anni della ricostruzione postbellica,ma l'esaurirsi di molti filoni ed una società ormai completamente dipendente dal petrolio,portarono irrimediabilmente il settore ad una crisi irreversibile. Ad oggi l'attività mineraria non si è completamente esaurita,ma sopravvive appena come l'ombra delle glorie passate. L'importanza e l'unicità del fenomeno minerario nell'isola ha portato l'UNESCO a decretare l'isola come primo parco geominerario al mondo.
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