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La flora e la fauna della Costa Smeralda


Olbia
Il grande progresso turistico da una parte,causò un proporzionale regresso naturalistico dall'altra. La disabitata Gallura dei primi anni '60,venne soppiantata ben presto dalla caotica Costa Smeralda,alla fine degli anni '70 l'eccessiva presenza umana aveva già fatto la sua vittima più celebre: la foca monaca. In questa situazione a trarne vantaggio fu l'avifauna,capace di vivere tranquillamente mantenendo sempre una certa distanza di sicurezza dall'uomo. I marangoni dal ciuffo (che vengono spesso confusi con i cormorani) abbondano lungo le coste,mentre i gabbiani reali riescono a sfruttare la loro abilità di onnivori e spazzini,diffondendosi in qualsiasi ambiente ed entrando spesso in concorrenza con le altre specie. Lontano dalle coste si sono conservate molte oasi naturali,nei pressi di Telti si erge il fantastico promontorio di monte Pino,una riserva del corpo forestale coperta da un fitto bosco di pini,in parte autoctoni ed in parte piantati per favorire la ricrescita della macchia mediterranea. Porto CervoUn gran numero di volatili occupa gli stagni di Padrogiano,le Saline e lo stagno Tartanelle,ubicati alla sinistra della strada per San Teodoro,poco dopo l'aeroporto di Olbia. Le specie più comuni sono le garzette e gli aironi,durante i flussi migratori d'autunno e primavera queste paludi vengono investite da un discreto numero di anatre ed altri piccoli trampolieri,che catturano le loro prede nella melma sotto il pelo delle acque poco profonde. Uno dei più noti visitatori è il rumoroso Cavaliere d'Italia,alto una trentina di centimetri,dal corpo completamente bianco e con le ali nere. I costumi della tradizione incontrano il mare Oltre agli esemplari migratori,un buon numero di questa specie di uccelli si ferma nell'isola per nidificare. Un altro ambiente di grande interesse è il monte Moro,decorato da fantasiose rocce calcaree e coperto da una rigogliosa macchia mediterranea. La vera perla naturale resta però Tavolara,anche se la sua insularità non è servita a proteggerla dal disboscamento,esistono ancora ampi tratti di macchia a lentisco,ginepro e nelle zone più impervie,si conservano ancora dei massicci olivastri secolari. L'isola è stato l'ultimo sito nel quale è documentata la riproduzione della foca monaca,inoltre è abitata attualmente da delle capre selvatiche discendenti da quelle portate nell'antica occupazione del sito da parte dei pastori. Tavolara attualmente è stata inclusa in un parco marino,a protezione delle sue bellezze naturali.

Le capre dai denti d'oro

ArzachenaIn un momento imprecisato della storia di Tavolara uno o probabilmente più pastori,portarono delle greggi di capre a pascolare le anguste pendici dei rilievi presenti. Probabilmente furono costretti ad abbandonarle o forse gli fuggirono,fatto sta che un certo numero di queste capre ritornò a vivere allo stato brado. Nel libro 'Storia Naturale di Sardegna' di Francesco Cetti,edito nella seconda metà del 1700,queste erano già ben note ed occupavano massicciamente l'isola,tanto che vengono citate catture di oltre cinquecento esemplari in una sola battuta di caccia. spiaggia Porto Cervo Sempre nel libro si sospetta che queste siano una razza a parte,differenti dalle altre capre addomesticate,seppur discendenti da esse. A quasi trecento anni di distanza tale ipotesi non è stata ancora confermata,però un carattere unico queste capre lo presentano: i denti d'oro. E' abbastanza evidente (sempre che riusciate a vederli) la colorazione giallo acceso della loro dentatura,anche se in realtà questo carattere deriva semplicemente da un tipo di erba del quale le capre si nutrono,non di un carattere genetico che gli dia il titolo di sottospecie o specie a se stante.
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