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La Costa Smeralda e la sua storia

La Costa Smeralda e la sua storia

La mitologia Greca attribuisce al figlio di Ercole la nascita di Olbia, il primo consistente insediamento umano nella costa est della Gallura. Circumnavigando l’isola si rinvengono una marea di citazioni che si riallacciano alle leggende dei greci, seppure queste siano frutto esclusivo dell’intelletto umano, si basano su delle fondamenta estremamente reali. La Sardegna del neolitico (6000-2700 a.C.) era uno dei centri mediterranei di estrazione dell’ossidiana, presente in grandi quantità sul Monte Arci (Oristano), per questo motivo si avviarono intensi scambi anche con le isole greche e con molte altre località del mare europeo. Dai giacimenti a cielo aperto dell’oristanese la roccia vulcanica vetrosa veniva dirottata verso le industrie di ossidiana, che si trovavano in diverse zone dell’isola tra le quali il Golfo di Cagliari, quello dell’Asinara e nell’area di Arzachena Olbia. Anche la Civiltà Nuragica (1800-238 a.C.) si insediò in questo tratto di costa Gallurese, caratterizzato da vaste piane, porti naturali ed impervi promontori granitici, sui quali costruire i propri edifici di avvistamento, di culto o funerari, come il poderoso bastione di Cabu Abbas e il pozzo sacro di Sa Testa nei pressi di Olbia, oppure le imponenti tombe dei giganti di Arzachena: Li Lolghi e Coddu Ecciu (Costa Smeralda).

Dai punici ai fasti dell’Impero

Nella storia generale della Sardegna, i nuragici continuarono a regnare incontrasti sull’isola fino all’arrivo dei punici, avvenuto intorno al VI secolo a.C. Precedentemente un’occupazione pacifica delle coste era stata attuata dai fenici, probabili fondatori del primo ed unico nucleo urbano del grande golfo nord-occidentale, nel stesso sito in cui è ubicata l’attuale città di Olbia. La nascita documentata del centro viene datata comunque tra il IV ed il III secolo a.C., a tale periodo risale il granito di SImbalconadu (visibile al Museo Sanna di Sassari), nel quale compare il simbolo della divinità punica Tanit, la Dea della fecondità. I pochi resti di questo primo insediamento urbano giacciono attualmente sotto la parrocchiale di San Paolo, vicino al Corso Umberto I°. Nel 238 a.C. i romani spazzarono via limpero di Cartagine, succedendogli nel dominio dellisola. A quel punto l’antico centro venne fagocitato dalle nuove strutture imperiali (vedi guida Oristano: Archeologia) ed Olbia conobbe un’espansione unica nella sua storia, almeno fino ai primi decenni del secolo scorso. L’abitato fu cinto da una doppia cortina muraria, che abbracciava l’attuale centro storico ed il Porto Romano, fino ad arrivare al porto odierno. L’estrema vicinanza della capitale dellImpero con Olbia, che fu allora ribattezzata Terranova, ne favorì notevolmente lo sviluppo, immediatamente accompagnato dalla costruzione di una strada allacciata ai maggiori centri isolani. La città divenne il crocevia per i commerci tra l’isola e la penisola, arrivando ben presto ad essere occupata da importanti famiglie aristocratiche imperiali (vedi Curiosità).

I nobili attrezzarono una serie di fattorie per la coltivazione e l’esportazione di cereali. Questa attività valse all’isola il titolo di granaio dell’impero, seppur molta della convenienza stava nello sfruttamento della manodopera. Verso la metà del 400 d.C. Roma fu attaccata e saccheggiata dai Vandali, la Sardegna subì lo stesso trattamento, seppure questa popolazione si limitò ad attestarsi lungo le coste, occupando centri come Terranova, costringendo la sua popolazione a rifugiarsi verso l’interno, dove venne fondato il centro di Pausania (o Phausania). CURIOSITA’: La statura sociale dei personaggi che abitarono Olbia durante il periodo romano, si può dedurre dalla presenza in città di figure come Atte, la concubina dell’Imperatore Nerone. La Patrizia era proprietaria di diverse ville ed una fabbrica.

La crisi bizantina e la soluzione giudicale

Dopo nemmeno un secolo di dominazione i Vandali vennero piegati dall’Impero Bizantino, residuo orientale dell’immenso Impero Romano, che per quasi cinquecento anni instaurò un’iniqua dominazione dell’isola, durante la quale si posero le basi per la nascita dei Regni Giudicali. I giudicati sorsero per la necessità di decentrare il potere del Judex, che risiedeva a Cagliari, insufficiente per arginare gli attacchi esterni degli arabi e quelli interni dei popoli barbaricini, che dopo oltre mille anni dalla caduta del regno nuragico, facevano ancora sentire il loro astio verso gli stanieri, con violente sortite contro i loro villaggi. Nel X secolo vennero fondati così i quattro giudicati di Torres, Calari, Arborea e Gallura. La prima capitale del Regno gallurese fu probabilmente Luogosanto, o qualche paese dellinterno risparmiato dalle invasioni musulmane. Seppure l’età Giudicale venga indicata come un grande periodo d’indipendenza dell’isola, gli stati sardi dovettero sottostare ai patronati delle Repubbliche Marinare di Genova e Pisa, oltre ai continui interventi del papato. Il Regno di Gallura si schierò sempre dalla parte dei pisani e nel XIII secolo, passò sotto la casata dei Visconti, con i quali iniziò la sua espansione. In quel periodo tornò alla ribalta Olbia, che fu ribattezzata Terranova Pausania, nome con il quale verrà indicata fin quasi i giorni nostri. La città, già cinta da robuste mura, fu dotata di un castello ed elevata a capitale del regno. Agli inizi del 1200 la Gallura, con i regni di Torres ed Arborea, mossero guerra contro il giudicato filoligure di Calari (Cagliari). Quest’alleanza gli fece acquistare le divisioni amministrative dell’Ogliastra, del Sarrabus, di Quirra e di Colostrai, diventando di fatto la padrona della costa orientale dell’isola. La successiva generazione non riuscì a sfruttare la situazione, a causa della decadenza del casato dei regnanti, che permise a Pisa di conquistare il Giudicato di Gallura, mettendo di fatto fine al Regno. Terranova intanto, al pari di Sassari, si innalzò a libero comune, accettando comunque il governo di un podestà pisano. Al contrario delle sorti del regno, la città vide rifiorire il commercio e le attività portuali. FOCUS ON: Gli studiosi divergono sul fatto che Pausania e Terranova fossero la stessa città. Seppure molte testimonianze pendono a favore dellipotesi dei due centri distinti, non si può escludere a priori che i paesi potessero sorgere a breve distanza, tanto da arrivare lentamente ad una fusione o ad un trapianto di popolazione da un centro all’altro.

La dominazione aragonese

L’ingresso degli aragonesi nell’isola fu permesso dal giudicato di Arborea, che vide nell’alleanza con gli spagnoli un modo per sbarazzarsi dell’angusta presenza pisana. Legalmente però, gli iberici furono investiti di tale potere dal Papa Bonifacio VIII, che istituì il Regno di Sardegna e lo diede in feudo proprio agli spagnoli, senza nessun riguardo per i governi già esistenti. Lisola venne smembrata in numerosi feudi, con governatori spesso residenti in Spagna e attenti solo ad esigere i tributi, in natura od in denaro, senza mai tener conto delle guerre, delle carestie e delle pestilenze, che mettevano in ginocchio le popolazioni. Fu il periodo più nero dell’intera storia Sarda, peggio ancora della famigerata dominazione dei vandali, nemmeno città regie come Oristano, Bosa, Cagliari e Iglesias, riuscirono a far niente contro la disastrosa crisi economica. Terranova si spopolò e i suoi abitanti si dispersero nelle aride campagne, formando aggregati di stazzi, le tipiche abitazioni rurali della Gallura. La grave situazione sociale di quegli anni si risolse nella grande stagione del banditismo sardo (vedi guida: Santa Teresa di Gallura), con una popolazione che diede vita ad una società nella società. L’uso di risolvere le controversie interne ricorrendo al giudizio dei saggi del villaggio era ancora in uso agli inizi del XX secolo, mentre Albert Einstein esponeva al mondo la teoria della relatività, i sardi affrontavano le dispute con un metodo vecchio quanto l’invenzione della ruota. Tanta era l’autosufficienza e la diversità dei nuclei campagnoli dai sistemi governativi in carica, che il fenomeno venne definito come la società degli stazzi.

La rinascita: dai Savoia all’Aga Khan

La rovinosa situazione economica e sociale si protrasse fino all’avvento dei Savoia con i quali, seppure nei primi cento anni di mandato non fu fatto praticamente niente, si posero le basi per la fine del sistema feudale e la nascita dell’Italia unita. Sulla scia di una serie d’importanti riforme sociali Terranova Pausania riprese il suo sviluppo, grazie ad importanti interventi come la riapertura dei trasporti marittimi, la costruzione della ferrovia e della carrozzabile collegata alla Carlo Felice, ad oggi la strada più importante dell’isola. Lo sviluppo contemporaneo dei centri de La Maddalena e Palau favorirono anche la crescita economica di Arzachena, a metà strada tra i due centri e Olbia. Un notevole sviluppo si ebbe grazie all’industria del sughero ed alla pastorizia, con un elevato incremento del settore caseario; si riattivò anche la pesca, ma il mare di Terranova divenne e lo è tutt’ora, famoso per la coltivazione delle cozze, che ben presto occuparono una delle posizioni principali nella voce esportazioni. Nel 1939 la città riacquistò definitivamente l’antico nome di Olbia. Nel 1960 il principe Karim Aga Khan scoprì la bellissima costa di Arzachena, si dice per caso, mentre la sorvolava in aereo. L’anno successivo 5000 ettari di terreno erano già in mano al principe, che fondò un consorzio per la trasformazione del territorio in un centro esclusivo, per accogliere i vertici dellalta società internazionale. Il consorzio e il litorale presero il nome di Costa Smeralda, con confini ben delimitati da due enormi massi di granito ai bordi della strada che, oltre al nome, riportavano il simbolo di uno smeraldo stilizzato. Le attività collegate al turismo permisero l’ulteriore crescita di Arzachena, comune in cui sorse il piccolo villaggio stato. Le cronache mondane diffusero le immagini del nostro mare, oltre a quelle dei vip indaffarati nella dolce vita rivierasca; se i centri di Rimini e Riccione erano le capitali del turismo giovane, i nobili ed i nababbi conoscevano un solo nome per le vacanze mediterranee: la Costa Smeralda. La concorrenza a questo lungimirante progetto non tardò ad arrivare, tra il 1965 e il 1967 i fratelli Donà delle Rose furono gli ideatori e fondatori di Porto Rotondo. L’idea non nacque come imitazione del progetto dell’Aga Khan, anche se sicuramente il successo di questa iniziativa diede una certa verve ai propositi dei ricchi genovesi. Tuttavia il loro interesse per l’incantevole baia circolare (ellittica) derivava dalla frequentazione del posto in gioventù, durante le gite di pesca sul veliero di famiglia. Porto Cervo, Porto Rotondo, l’aeroporto Costa Smeralda, portarono all’apice l’espansione turistica del tratto di costa tra Arzachena e Olbia, sviluppo che attualmente interessa tutte le coste galluresi, da Santa Teresa a San Teodoro. Nel 2003 la Gallura è ritornata ad essere una provincia autonoma, anche se la separazione dalla provincia di Sassari sta ancora seguendo il suo iter (2004). La terra degli stazzi è attualmente la punta di vertice del turismo isolano, basato su un’attenta organizzazione urbanistica per sfruttare le più belle località della costa. Ma questo oculato sviluppo stava sottraendo spazi sempre maggiori alla natura, artefice di quei posti incantati; negli anni novanta l’Aga Khan si presentò con la seconda parte del progetto: il Master Plan. Il mondo però era cambiato, non esisteva più la corsa allo sfruttamento delle risorse naturali, ma alla loro tutela, in Sardegna stavano sorgendo i Parchi Nazionali dell’Asinara, dell’arcipelago de La Maddalena e del Golfo di Orosei. Il Master Plan venne bloccato ed il principe si svincolò dalla Costa Smeralda. Orfana del suo talent scout la costa ritornò nelle mani dei galluresi, che oggi affrontano la loro prova di maturità per vincere la sfida del nuovo turismo.


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