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Il territorio di Santa Teresa e l’ammutinamento della Gallura

Santa TeresaIl territorio di Santa Teresa è incastonato nella punta più a nord dell'intera Sardegna,sul confine occidentale della Gallura. I nomi dei Giudicati e delle Curatorie hanno origini diverse: storiche,politiche,geologiche,ambientali,a volte i nomi sono così remoti che lorigine è incerta. In linea generale però,i vari distretti presentano differenze geologiche e ambientali ben dissimili tra loro,permettendo di distinguere le diverse regioni aldilà dei loro appellativi.
La Gallura indica uno di questi settori,probabilmente il più esteso,con un paesaggio puntellato da affioramenti granitici e da coste frastagliate,che in certi punti presentano delle insenature così profonde da essere paragonabili ai fiordi (correttamente chiamate Ria),i cui esempi più rappresentativi sono il porto di Santa Teresa e poco distante,Porto Pozzo.

Le rocce granitiche sono la testimonianza dell'avvenimento tettonico che circa 300 milioni di anni fa,diede vita all'enorme basamento su cui oggi poggiano la Corsica e la Sardegna (non galleggiamo insomma!). L'affioramento in superficie di questo profondo zoccolo da vita al paesaggio della Gallura o all'isola di Mal di Ventre (Oristano) ad esempio. I graniti emergenti hanno subito per millenni lazione degli agenti atmosferici,che li hanno modellati nelle forme più disparate. Queste opere darte granitiche sono una delle meraviglie naturali di quest'angolo di Sardegna; molti enormi massi presentano il ventre scavato,tanto da formare delle grotticelle (tafoni),che furono utilizzate come riparo dalluomo preistorico ed in cui i nuragici,a volte,v'incastonavano le loro abitazioni. Nonostante la forte antropizzazione del territorio la macchia mediterranea è ancora massicciamente presente intorno al centro abitato

Nei pressi di Capo testa si trovano piccoli boschi di olivastro,in mezzo ai cespugli più bassi spicca la verdeggiante euforbia e la spinosa ginestra,che durante la fioritura interrompono le tinte monotone della macchia con forti colorazioni rosse e gialle; la candida radica (Erica arborea),le cui radici sono tuttora utilizzate per la produzione di pipe artigianali,è presente quasi ovunque lungo la frastagliata costa gallurese,tanto da aver ispirato il nome di una famosa valle. Valle della Luna - Capo testa - Santa Teresa di Gallura Le zone più selvagge si trovano allontanandosi leggermente da Santa Teresa,nei territori verso Tempio Pausania. Questo centro sorge sulle pendici del Monte Limbara,sul quale pullulano le pernici,ormai rare in tutta lisola.

Un caso a se è rappresentato dalla Valle della Luna,nei pressi di Capo Testa,una profonda vallata risparmiata dalla caratteristica urbanizzazione del litorale di Santa Teresa. Allinterno pare esista un microclima,con piante che presentano fasi di fioritura leggermente sfasate,nonché una crescita condizionata dal vento che batte furiosamente allinterno della Gola. CURIOSITA': Attualmente tafoni simili a quelli utilizzati dagli uomini preistorici e dai nuragici,sono stati occupati da dei moderni hippy nella Valle della Luna,nascosti nel bel mezzo della società che rifiutano.

L'AMMUTINAMENTO DELLA GALLURA

I circa quattrocento anni dell'età giudicale avevano restituito alla Sardegna la sua identità,affossata nei lunghi secoli delle dominazioni romane,barbare e bizantine. La società pastorale,che conduceva un'esistenza ai margini della realtà cittadina,viveva in un isolamento dovuto alle peculiarità di un territorio ostico e scarsamente fornito di vie di comunicazione. L'isolamento aumentò con la dominazione spagnola,a lungo osteggiata dagli isolani,quando la Sardegna fu suddivisa in feudi. I feudatari infatti risiedevano spesso in Spagna e affidavano il governo delle proprie terre a dei subalterni,che attuavano una politica votata allo sfruttamento,imponendo tasse sempre più elevate; a questo si aggiungeva una giustizia impari,in quanto il clero e la nobiltà non potevano essere giudicati dallo stesso tribunale della gente comune,arrecandole ulteriori soprusi. Iniziò così a costituirsi una società ombra,i problemi intestini venivano risolti tramite una persona della comunità d'indiscussa autorità ed equità,il rasgjunanti,una sorta di giudice.

Molte discussioni vennero affrontate tuttavia con l'uso della forza,dando vita a fenomeni come le faide e il banditismo. L'illegalità non esigeva il pagamento di alcun tributo ai nobili,con i quali al contrario si finiva spesso in combutta. A volte si diventava banditi per evitare di soccombere,come nel caso di Giovanni Galluresu. Galluresu era una persona colta,intelligente,arruolatosi per difendere il territorio dalle continue invasioni barbaresche. Mostrò subito il suo valore,respingendo un assalto dei pirati e diventando l'alcaide della Torre di Longonsardo. Durante il suo mandato continuò a difendere le coste dai pirati,arrestando inoltre un buon numero di contrabbandieri locali,abituati a peregrinare tranquillamente tra la Corsica e la Sardegna. Iniziarono ben presto le ritorsioni contro l'alcaide,che logorato,rispose con quello che oggi viene chiamato eccesso di legittima difesa. Riconosciuto colpevole di un delitto si diede alla macchia,mettendo su la masnada di banditi più temuta del periodo spagnolo. Alcuni testi indicano Giovanni Galluresu come il primo sequestratore di persona dell'isola.

Verso la fine del 1600 un tale Ballistreri si diede alla macchia per l'omicidio di un nobile,il quale era stato giudicato troppo insistente nel chiedere la mano di sua figlia. Si rifugiò sul monte Limbara,da dove diresse la violenta faida contro le famiglie di nobili avversarie,uscendone vincitore. Quando s'insediarono,i Savoia commisero un grande errore,sottovalutando il problema dei banditi e concedendo l'indulto generale,nel tentativo di attirarsi le simpatie dei nuovi sudditi. Ci volle poco tempo per rendersi conto dell'errata valutazione,alla quale si tentò di porre rimedio con coprifuoco,taglie,divieti d'ogni genere; molti viceré individuarono nei pastori i migliori alleati dei banditi,costringendoli così a costruire gli ovili vicino alle strade,radersi la barba e tante altre imposizioni che non portarono a niente,se non ad allungare le fila dei criminali. Durante la permanenza forzata di Vittorio Emanuele I in Sardegna (1806-1824) un suo ufficiale propose una serie di interventi per bloccare l'ostinata insubordinazione dei pastori,rei di aiutare i banditi a sfuggire alla giustizia. Il passo più infausto di questo rapporto recitava:
Punire i pastori renitenti o responsabili di qualunque insulto,attentato o resistenza nei confronti della truppa,con altri rigori più straordinari: incendio delle abitazioni e delle capanne,sequestro del bestiame e arresto.
Per fortuna il buonsenso dei regnanti li dissuase dal perseguire tali insensate rappresaglie,le quali avrebbero voluto anche la sospensioni delle feste popolari sarde,viste dal militare succitato come il ritrovo di oziosi e di vagabondi,nel quale si somministravano cibi e bevande a tutti i convenuti (usanze ancora in uso nelle feste popolari sarde). Nessun tipo di repressione riuscì a far diminuire la criminalità in Sardegna,allo stesso tempo non fu cercata alcuna soluzione sociale per una comunità in gran parte analfabeta. In questi anni fu anche tentato un piccolo colpo di stato,con il quale alcuni sedicenti rivoluzionari filo-francesi avrebbero voluto rovesciare il governo sabaudo,aiutati nell'intento dal bandito Pietro Mamia,rifugiatosi in Corsica per una sequela di reati,per i quali fu condannato a morte. Fu lo stesso bandito a sconvolgere i piani dei sovvertitori,avvisando le autorità locali. Tale servigi gli valsero l'amnistia per tutti i suoi crimini,consentendogli di godersi una vecchiaia in pace e tranquillità.

La storia narrata sino a questo punto fu la premessa che portò,nel 1819,a quello che fu definito l'ammutinamento della Gallura. In realtà fu una rivolta concepita solo dalla malavita gallurese,ma il dispiegamento di forze fu tale che per anni fu ipotizzato un coinvolgimento ben più vasto,nel quale si suppose anche la partecipazione di esponenti del clero e della nobiltà. Il piano prevedeva la destituzione delle autorità militari di Tempio e la liberazione di tutti i detenuti della Gallura; di seguito si sarebbe negoziata con il governo la diminuzione delle tasse,l'amnistia per i ribelli e il libero porto darmi. Proprio mentre i rivoltosi si preparavano a dare inizio alle ostilità,i vari squadroni furono dispersi dall'improvvisa apparizione dei soldati,che misero in fuga i ribelli sparando solo pochi colpi in aria.

Un'azione così poco cruenta fu possibile grazie all'effetto sorpresa,lo stesso stratagemma nel quale gli ammutinati avevano riposto le loro speranze per una buona riuscita della rivolta,che invece era divenuto l'arma vincente delle forze della giustizia. Le macchinazioni dei mesi precedenti all'assalto non erano passate inosservate,troppe persone sospette erano state viste girare negli ovili. Le indagini successive portarono a scoprire il complotto e quindi ad organizzare la repressione. Tuttavia la portata della congiura era stata tanto imponente che scatenò un vero terremoto nel regno,così iniziò la caccia ai responsabili,durante la quale fu utilizzato qualsiasi mezzo per venire a capo della faccenda. I galluresi dimostrarono la loro buona fede,la spontanea collaborazione fornì le informazioni necessarie per catturare quasi tutti i capi della cospirazione,dopodiché fu concesso l'indulto a tutte le altre persone reclutate per il complotto. Dopo poco più di un anno un terribile attentato portò alla morte di tre carabinieri,dietro l'infamante azione circolarono voci su una nuova possibile insurrezione. Chi trattò la vicenda fu il Conte di Saint Front,uno dei pochi ufficiali che diede alle popolazioni locali la giusta dignità. Su incarico del re,l'ufficiale appurò anche lo stato dell'amministrazione fiscale locale,trovandola totalmente asservita ai nobili ed ai benestanti,a scapito della classe più debole e lui stesso asserì: pagherebbero i loro tributi nella certezza di essere giustamente tassati. I responsabili dell'attentato furono catturati,chiudendo l'era più buia della Gallura. Il problema del banditismo non fu arginato,né tanto meno il contrabbando e le faide. Tuttavia la società iniziava a maturare,la presenza in pianta stabile dei carabinieri iniziò ad infondere una certa sicurezza tra la gente onesta,la fine dei privilegi per la nobiltà ed il clero restituì quel senso di giustizia ormai dimenticato. L'antica terra dei banditi si può considerare oggi una regione modello,con un bassissimo tasso di criminalità ed un forte incremento economico.

CURIOSITA': La cima più alta del Monte Limbara si chiama Punta Ballistreri,originariamente battezzata così dalle popolazioni locali,che riconoscevano quei picchi come regno indiscusso dell'impunito fuorilegge.
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