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Il Sulcis: Carbonia Sant’Antioco

Carbonia

Il paese è facilmente raggiungibile da Iglesias,da cui dista 23 Km,seguendo la ss. 126 in direzione S. Antioco. Nonostante la città sia stata fondata solo nel 1938,il suo territorio è costellato di importantissimi reperti archeologici come Su Carroppu,in cui sono stati trovati resti risalenti alle fasi più tarde delletà della pietra (6000 a.C. circa),oppure la Fortezza di Monte Sirai,insediamento strategico utilizzato in principio dai Nuragici,successivamente da Fenici,Punici e Romani. Carbonia è il più grande centro abitato del Sulcis,nacque sotto la spinta autarchica del regime fascista e subì l'inevitabile crollo alla fine del conflitto mondiale. Probabilmente grazie alla sua posizione tra le isole di Sant'Antioco e San Pietro,Iglesias,Portoscuso e Porto Vesme,la città non venne abbandonata con la chiusura delle miniere,la sua economia però lasciò perdere quasi completamente il settore primario,spingendo su attività commerciali o di servizi. Il paese è il massimo esempio di pianificazione urbana in tutta la nazione,con forme ben note dell'architettura fascista. Seguendo il progetto,Carbonia si è sviluppata a partire dalla monumentale piazza Roma,circoscritta dalla chiesa di San Ponziano (patrono di Carbonia),il cui campanile è identico a quello di Aquileia,altro simbolo del potere fascista; la Torre Civica,alta quasi 30 metri e completamente rivestita in pietra; nel lato opposto alla torre si trovano il teatro e il municipio con dei piccoli portici. A fianco della chiesa si diparte via Catania,dalla quale si dirama poco dopo via Napoli. Al n° 4 di quest'ultima si trova Villa Sulcis,residenza del direttore delle miniere di carbone ed in cui attualmente è stato allestito il museo archeologico,all'interno si può ammirare una gamma di reperti a partire dalla preistoria del Sulcis fino ad arrivare giorni nostri.

Gonnesa

Il paese si trova a metà strada tra Iglesias e Carbonia,raggiungibile da uno svincolo sulla ss.126. E un centro di antica tradizione mineraria,iniziata dai pisani e proseguita dagli aragonesi ma conclusasi per via delle continue devastazioni a causa delle guerre. In tempi più recenti,Gonnesa riaprì i suoi cantieri minerari nel giacimento di Seddas Moddizis. La miniera fu gestita da Giorgio Asproni,primo preside della gloriosa scuola mineraria d'Iglesias,che fu discusso e acclamato nel suo ruolo di direttore,alcuni lo definirono irresponsabile ed altri condottiero idealista,sia nell'ambiente scolastico che in quello minerario. Le rovine di Seddas Moddizis si trovano oltre il paese in direzione est.

Il Golfo di Gonnesa

Prospiciente all'abitato,a poco meno di quattro chilometri in linea d'aria,si trova il Golfo di Gonnesa. Esistono due svincoli sulla ss.126: uno a nord dell'ingresso per l'abitato di Gonnesa e uno a sud. Quello a Nord porta all'arenile di Funtanamare,il cui retaggio minerario ha impedito per anni lo sfruttamento del pieno potenziale turistico di questo splendido tratto di costa; lo svincolo a sud conduce a porto Paglia,in cui un tempo sorgeva una tonnara,nata intorno al 1594 e abbandonata verso la fine degli anni 70. Gli impianti ormai decidui vennero acquistati nei primi anni novanta da dei privati che li restaurarono a fini turistici. Entrambe le spiagge mantengono gli elevati standard qualitativi dei litorali dell'Iglesiente per cui una visita è praticamente d'obbligo.

Portoscuso,Porto Vesme e la Tonnara di Su Pranu

Proseguendo da Gonnesa verso sud si trovano diversi svincoli sulla destra che conducono a Portoscuso,in ordine sono le uscite per il Nuraghe Seruci,che è la via più breve,poi quella per Matzaccara,la quale risulta più scorrevole. Portoscuso è un centro di discrete dimensioni,in origine era un piccolo borgo di pescatori che crebbe con la Tonnara di Su Pranu,costruita intorno al XVII secolo. La maestosa torre che domina la città fu innalzata per arginare le scorribande piratesche. Portoscuso è anche un importante centro industriale,nella frazione adiacente di Porto Vesme esistono rilevanti centri per la produzione dell'alluminio. Storicamente bisogna ricordare l'importantissima centrale elettrica,costruita intorno al 1927,la quale sostenne paesi e miniere durante la ricostruzione postbellica. Nel 1965 fu eretta la Supercentrale Termoelettrica dell'ENEL che avrebbe dovuto funzionare con il carbone sulcis,tuttavia ritenuto inadatto,per cui l'enorme neo sulla costa sulcitana ha sempre funzionato ad olio combustibile. Da Porto Vesme ci si può imbarcare sui traghetti per l'isola di San Pietro.

L'isola di Sant'Antioco

San AntiocoProseguendo oltre Carbonia,in direzione sud,pochi chilometri dopo San Giovanni Suergiu si trova l'istmo che collega Sant'Antioco alla Sardegna. Per dimensioni è la quarta isola italiana dopo Sicilia,Sardegna ed Elba. La presenza dell'uomo in quest'area risale al tardo Neolitico o prenuragico,furono i fenici però a fondare l'importantissima città di Sulci,che rappresenta la Genesi stessa dell'isola. A partire dalla dominazione romana Sant'Antioco fu collegata alla terraferma da un ponte,successivamente questo venne sostituito da un istmo. Nei suoi pressi fu innalzato dai bizantini il Castrum Sulcitanum,un enorme fortezza che,nel corso del 1800,venne ingloriosamente utilizzata per consolidare l'istmo. Gli unici grossi centri abitati dell'isola sono l'omonima Sant'Antioco e Calasetta,il litorale è prevalentemente roccioso ma presenta un discreto numero di insenature,nelle quali vi sono incastonate delle candide spiagge di sabbia finissima. In corrispondenza dell'istmo si stende lo stagno di Santa Caterina,un angolo suggestivo e ideale per rilassanti passeggiate,frequentato da un enorme varietà di specie ornitologiche,tra le quali i pittoreschi fenicotteri rosa.

Sant'Antioco

La città nasce sull'antico centro punico di Sulcis,utilizzato in principio come porto di scalo e successivamente per l'imbarco dei minerali estratti nelle cave sulcitane. Gli scavi nell'area hanno restituito ingenti quantità di reperti,attualmente esposti nel museo archeologico sito in via Regina Margherita. Il più importante ritrovamento è senza dubbio il Tophet (a nord del paese ben segnalato dai cartelli indicatori),un luogo di culto in cui si aveva la convinzione che venissero sacrificati dei giovani fanciulli; poco distante si trova la necropoli punica,dove si possono ammirare alcune tombe finemente decorate. Nella strada per la necropoli si trova la fortezza fatta erigere dal governo sabaudo per difendere lisola dalle incursioni dei pirati. La Basilica di Sant'Antioco è un'opera d'arte ecclesiastica basata su continui rifacimenti: il corpo centrale difatti risale al VI secolo e fu ampliato intorno 900,tra lXI e il XII secolo fu ampiamente risistemato in forme romaniche dai Monaci Vittorini di Marsiglia. L'ultima modifica risale al 1600,quando furono ritrovate le spoglie di Sant'Antioco,questa volta la chiesa subì un ampliamento e la facciata assunse l'attuale configurazione. Nei sotterranei della chiesa si trovano le catacombe paleocristiane,ricavate da un precedente luogo di sepoltura fenicio-punico. La festa più importante dal paese è quella dedicata a Sant'Antioco,che si svolge quindici giorni dopo pasqua. Durante le celebrazioni le reliquie del santo vengono trasportate in processione,seguite da un corteo di persone che indossano il costume tradizionale.

Calasetta

CalasettaSenza mai abbandonare la ss. 126,che attraversa completamente il paese di Sant'Antioco,si raggiunge l'importante centro di Calasetta,da dove ci simbarca per l'isola di San Pietro. E un paese di pescatori che fu colonizzato da genti piemontesi e liguri. E senza dubbio una località ben predisposta ad un futuro turistico,sia per il porto che per le deliziose spiagge presenti nel territorio. La gigantesca torre che caratterizza il paese fu costruita nel XVIII secolo per far fronte all'annoso problema delle incursioni dei pirati. Ai suoi piedi si stende una fantastica spiaggia e poco distante si trova il museo d'arte moderna. Ogni anno durante il mese di luglio si svolge la Sagra del Pesce.

Le spiagge

Partendo da Sant'Antioco e girando intorno all'isola in senso orario,la prima spiaggia che s'incontra è quella di Portixeddu,circondata da un litorale roccioso e dalla macchia mediterranea,è raggiungibile a piedi attraverso un sentiero che si diparte dalla litoranea. Poco più a sud si trova la modesta battigia di Canisoni,mentre dopo un paio di chilometri s'incontra la bellissima Maladroxia,nella quale sorge l'unico centro balneare dell'isola; a ridosso si eleva il nuraghe S'Ega de Marteddu. Proseguendo nella strada per Capo sperone s'incontra la spiaggia Coaquaddus,circondata dalla macchia mediterranea che lambisce la spiaggia e il mare. Capo Sperone si trova all'estremo sud dell'isola,l'ingresso per l'arenile si apre in corrispondenza della torre spagnola,dalla quale si devono percorre a piedi 200 metri circa per arrivare al mare. Per proseguire il giro delle spiagge bisogna fare marcia indietro e al primo incrocio,svoltare a sinistra per dirigersi a Cala Lunga,un'insenatura solitaria ma di suggestiva bellezza. Nei suoi pressi,verso sud,si trova Cala Saboni e proseguendo ancora oltre si arriva a Porto Sciusciau,dove non esiste alcuna spiaggia,ma i paesaggi naturali sono mozzafiato. Risalendo verso nord ci si avvicina a Calasetta dove,poco prima di Punta Maggiore,sorge l'antica tonnara della quale si possono ammirare gli affascinanti edifici. Subito dopo s'incontra la Spiaggia Grande,un gradevole arenile attrezzato di tutti i servizi turistici. Poco prima di entrare in paese si trovano le indicazioni per un campeggio,prendendo questo svincolo si arriva in breve ad un ampio parcheggio. Da questo punto è necessario proseguire a piedi per arrivare alla Spiaggia Delle Saline. All'interno del centro abitato,sulla strada che conduce al porto,s'incontra Sottotorre che si può ritenere una delle più belle battigie in un contesto urbano.

La Tonnara

barche della tonnaraLa pesca del tonno nel mediterraneo è vecchia di millenni,questo enorme pesce era in grado di dare un contributo fondamentale al fabbisogno alimentare ed all'economia d'intere comunità di pescatori. Esistono due metodi per catturare questo possente animale: uno con l'utilizzo di corde armate con centinaia d'ami; l'altro,con l'ausilio di reti,è conosciuto come la tonnara. In realtà con questo termine si indica specificatamente lo stabilimento in cui vengono lavorate le carni dei tonni pescati,che si diffuse in Sardegna a partire dal XVI secolo. Più in generale con tonnara si identificano sia quegli stabilimenti,sia la complessa fase di cattura del tonno,propriamente detta Mattanza. Questa consiste nel convogliare i tonni,che in primavera costeggiano la Sardegna seguendo la rotta verso i siti di riproduzione,in una serie di camere costituite da reti concatenate,terminanti nella camera della morte,dove i tonni in trappola vengono arpionati e issati a bordo. Una barca provvede a trasportare il pescato nelle tonnare,dove questi vengono puliti, sezionati e immediatamente spediti per varie destinazioni,tra le quali non poteva mancare la patria del sushi: il Giappone. Il tonno pescato nel Mediterraneo d'altronde è la qualità pinne rosse (Thonnus thynnus),la più pregiata sul mercato. La tonnara di Carloforte è diventata,per quantità del pescato,una tra le più importanti del Mare nostrum. Si può assistere alla tonnara sia dalle barche che in immersione,è necessario rivolgersi agli enti turistici per sapere chi è autorizzato a offrire tale servizio. Non è consigliabile assistere alla Mattanza se si è facilmente impressionabili,lo spettacolo è molto cruento. IL DETTO: A tutti li tunni cercamu perdonu (a tutti i tonni chiediamo perdono),è la frase di un canto dei pescatori calabresi per ricordare che la pesca al tonno NON E UNO SPETTACOLO FOLCLORISTICO,ma una lotta per la sopravvivenza.
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