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Capo Caccia e le sue grotte


Alghero - Capo Caccia
Tra le altre importanti località turistiche che si consiglia di visitare,una volta arrivati ad Alghero,bisogna sicuramente citare le fantastiche e spettacolari Grotte di Nettuno,a Capo Caccia. E' possibile raggiungerle con barconi che partono dal porto di Alghero e ormeggiano all'ingresso della grotta,oppure direttamente da terra. Infatti,proprio sul promontorio di Capo Caccia,si trova una ripida e suggestiva scalinata,nota come Escala del Cabirol,con 656 gradini.
La sua è una curiosa denominazione di origine catalana: la parola cabirol non si riferisce al capriolo vero e proprio,come si potrebbe immaginare,ma a quel daino ormai estinto da anni che viveva tra le impervie guglie del promontorio.

Le grotte subirono notevoli trasformazioni,vere fasi di concrezionamento che si sono susseguite nei secoli a partire dall'Era del Pleistocene. In seguito alla diminuzione o all'aumento dei ghiacci polari,poi,hanno creato un complesso sistema idrico con fiumi sotterranei che scavarono nella roccia vaste cavità,molte delle quali sono tuttoggi visitabili. Di tutto il fenomeno carsico che si è venuto a creare nel massiccio di Capo Caccia,ciò che ora rimane è ben poco rispetto a quello che doveva esserci milioni di anni orsono. Sono comunque presenti,oggi,grotte di notevoli dimensioni e altre dai tratti particolarmente suggestivi. La scala el Cabirol porta alla grotta di Nettuno La Grotta di Nettuno,situata alla base dell'imponente falesia occidentale,oltre ad essere la maggiore per estensione,con i suoi 1.300 metri di sviluppo,è sicuramente anche la più famosa ed interessante. La grotta fu nota all'uomo sin dalla preistoria; infatti,all'interno della stessa sono state rinvenute sicure tracce di vita umana risalenti al neolitico,come graffiti,manufatti metallici e in ceramica.

La formazione della grotta potrebbe risalire,quindi,a circa 2.000.000 di anni fa. Una remota e prolungata fase di stalagmitizzazione ha portato alla edificazione di alcuni tra i più poderosi ammassi colonnari di circa 20 m. di circonferenza,e si sarebbe verificata in seguito alla piovosità interglaciale Mindel-Riss. A tale fase seguì probabilmente la deposizione di uno spesso strato di ocra rossobruna,che oggi si trova in abbondanza nel tratto inferiore della cavità interne,ricoperto da un altro crostone stalagmitico dell'Era interglaciale Riss-Wurm.

La grotta,insomma,è stata scavata dalla forza erosiva dell'acqua dolce. L'ingresso si presenta con un'ampia apertura poco sopra la battigia; subito dopo,la volta s'innalza fino a formare una gigantesca caverna interamente occupata,sul fondo,dal bellissimo lago La Marmora,di 130 metri di larghezza e dedicato all'esploratore e geografo Alberto La Marmora,il quale per primo tracciò le carte geografiche e geologiche dell'Isola. La sua profondità oscilla da uno a dieci metri; l'acqua salmastra entra da un condotto posto ad una decina di metri sotto l'ingresso,sottoponendo il lago al flusso di marea e provocando un sensibile moto ondoso durante le mareggiate.

All'interno e sul bordo del lago svettano colonne e stalagmiti alte fino a 10-15 metri,e altre immerse nell'acqua sino a una certa profondità. Sulla destra del lago si può seguire uno stretto sentierino che porta alla Stanza delle Rovine,all'interno della quale vennero rinvenuti gli oggetti appartenenti agli uomini preistorici. Da quest'ultima è possibile accedere ad un'altra "stanza",una delle più grandi e chiamata La Reggia,caratteristica per la presenza di spesse colonne di stalagmite e di stalattite che sostengono il tetto della grotta e per la sua pavimentazione,disegnata dai riflessi delle maestose formazioni sull'acqua immobile e pura del lago La Marmora. Isola di Foradada Sul lato destro della riva del lago si trova una piccola spiaggetta,la quale un tempo era frequentata dall'ormai estinta foca monaca,uno dei rari esemplari del Mediterraneo centrale. Tale specie relitta,giunta nei nostri mari durante il più recente periodo glaciale e sopravvissuta ai mutamenti climatici e ambientali,è stata praticamente annientata negli ultimi decenni dall'invasione turistica del suo habitat e dalla caccia spietata operata dai cacciatori.

Continuando la visita della grotta,costeggiando i gruppi concrezionali lungo il suo bordo destro,è possibile ammirare anche la Stanza dell'Organo o Sala Smith,contenente una enorme colonna di stalagmite nel suo centro. Poco oltre,la Sala della Cupola,avente una stalagmite di tale forma e,infine,la Piattaforma Musicale,la quale spesso viene adibita a palco per la rappresentazione di fantastici e magici concerti di musica classica organizzati dal Comune di Alghero. La piattaforma è il punto più alto della grotta dal quale è possibile ammirare tutte la sale finora citate.

A mezza costa del versante orientale della penisola di Capo Caccia,prospiciente il Golfo di Porto Conte,si apre con una vasta imboccatura la Grotta Verde,nota anche come dell'Altare di S. Erasmo,una cavità conosciuta da molto tempo,di piccole dimensioni ma di grande interesse storico e archeologico. Essa si apre con un ingresso molto ampio,di circa 50 per 15 metri,ad una quota di 80 m. sul livello del mare. Attualmente vi si accede per una scalinata che,partendo dal piano della strada per Capo Caccia,scende per una ventina di metri sino ad un cancelletto situato all'imboccatura della grotta.

L'altra via,dalla spiaggetta antistante,procede su per un sentiero che in epoche remote era reso più agibile da una serie di gradini scavati nella roccia o costruiti in pietra e calce. La prima parte della grotta somiglia ad una grossa voragine interrotta a circa 30 m. all'ingresso da potenti colonnati alti 15 m. e ricoperti da una patina verde di origine vegetale che dà il nome alla caverna.

Sul suo lato settentrionale sono visibili i resti di un piccolo altare cristiano,attestante il culto sin dall'antichità per S. Erasmo,protettore dei marinai. La grotta procede in discesa con una inclinazione di circa 45° sino ad arrivare ad un laghetto terminale di acqua salmastra. Grazie alle recenti scoperte della GEA (Grup Espeleologic Algueres),si possono oggi conoscere le ulteriori prosecuzioni subacquee della grotta; a circa -6 m. di profondità del laghetto,un cunicolo sbocca a quota -10 m. in un vasto salone parzialmente allagato e a forma di cupola,nel quale si aprono numerose altre concamerazioni.

A tale profondità sono state scoperti anche numerosi vasi neolitici,ossa umane e resti di antiche sepolture,finite sott'acqua a causa del lento abbassarsi di Capo Caccia. Dall'interno della caverna,inoltre,si dipartono anche altri cunicoli,percorribili solamente dagli speleologi a causa della loro ripidità. Alghero Capo Caccia La Grotta Verde,chiusa al pubblico,può essere visitata,previa richiesta motivata,solo con il permesso della Azienda di Soggiorno e Turismo di Alghero. La si può raggiungere via mare salendo un erto pendio detritico,o scendendo un sentiero molto scosceso che parte dal piazzale di accesso alle Grotte di Nettuno.

Molto più distante si trova,invece,la Grotta della Dragunara,situata in prossimità della cala omonima,all'interno del Golfo di Porto Conte. E' formata da una galleria a forte pendenza,con brevi diramazioni laterali,che si arresta dopo circa 30 m. davanti a due laghetti sul livello del mare e comunicanti tra loro. Secondo una leggenda algherese,nel momento in cui le popolazioni che abitavano quelle contrade si convertirono al Cristianesimo,vennero gettati all'interno dei laghetti tutti gli idoli e gli amuleti pagani.

La grotta venne visitata per la prima volta da uno speleosub algherese,Gegge Russino,che nel 1957 vi si immerse e scoprì una cavità molto ampia e profonda più di 45 m.. Durante la sua esplorazione trovò anche delle ossa umane e vari resti di vasellame e anfore di diverse forme e dimensioni di cui oggi,sfortunatamente,non resta alcuna traccia. Sulla base di tali scoperte,si può pensare che l'uomo cominciò a frequentare la Dragunara per il suo approvvigionamento idrico dopo la scomparsa dell'acqua potabile dalla grotta Verde; oppure,si può anche pensare che il ritrovamento stesso di cocci di ceramica possa essere collegato ad un motivo prettamente rituale,prendendo in considerazione la particolare diffusione del culto delle acque dell'antichità.
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