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Per la Rassegna M’illumino di prosa “La coscienza di Zeno” al Teatro Centrale di Carbonia
Trasposizione teatrale del celebre romanzo di Italo Svevo,per la regia di Maurizio Scaparro
23/03/2013

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CeDAC XXXIII Circuito Teatrale Regionale Sardo per la Rassegna M’illumino di prosa presenta:
Teatro Carcano di Milano
La coscienza di Zeno
di Tullio Kezich (dal romanzo di Italo Svevo)
con Giuseppe Pambieri
Sabato 23 marzo 2013 ore 21 – Carbonia/ Teatro Centrale

Nell’Isola le inquietudini e il male di vivere dell’uomo contemporaneo con “La coscienza di Zeno” di Tullio Kezich,trasposizione teatrale del celebre romanzo di Italo Svevo,nella mise en scène del Teatro Carcano di Milano con la regia di Maurizio Scaparro e un protagonista del calibro di Giuseppe Pambieri,accanto a Enzo Turrin e Giancarlo Condé,e con Silvia Altrui,Livia Cascarano,Guenda Goria,Marta Ossoli,Antonia Renzella,Raffaele Sinkovic,
Anna Paola Vellaccio e Francesco Wolf.
La pièce sarà sabato 23 marzo alle 21 al Teatro Centrale di Carbonia.
In un inarrestabile flusso di coscienza,Zeno Cosini,un mercante triestino,ripercorre le pagine della propria storia personale,mettendo in mostra inclinazioni pericolose,debolezze e difetti,insomma la propria natura di uomo afflitto da una malattia incurabile e dall’esito sicuramente fatale,cioè l’esistenza,perché per il solo fatto di nascere si è condannati sicuramente a morire.

Dal susseguirsi di pensieri e ricordi,tra l’eco di antiche emozioni e l’affermazione di una personale incapacità di imporsi e seguire fino in fondo i propri desideri,fino ad adattarsi alle aspettative e aspirazioni altrui,affiora un ritratto non troppo lusinghiero e certo per nulla glorioso del moderno (anti)eroe,prigioniero delle incombenze quotidiane,intimamente ribelle ma pronto a ritagliarsi spazi di libertà con piccole trasgressioni e tradimenti,invece di mutare radicalmente il corso della propria vita.

Storia di un “uomo senza qualità”,un individuo comune,non fosse per la speciale lucidità che accompagna tutte le sue azioni,le sue (non) scelte,nella sequenza dei giorni,in un’acuta consapevolezza della tragedia dell’esistenza caratterizzata da una forma estrema di assenza di volontà,una patologia dell’anima frutto di secoli di educazione e civiltà.

Un monologo interiore che si tinge delle atmosfere borghesi,della raffinatezza ed eleganza di una società – nella fattispecie quella triestina – che privilegia la correttezza e compiutezza delle forme,il rispetto sia pure tutto esteriore delle regole e convenzioni,senza lasciar spazio a fantasia e invenzioni.

Quasi un destino già scritto,quello del protagonista e io-narrante,impresso nella sua personalità arrendevole se non proprio debole,accompagnata una sostanziale indifferenza e noia per l’atto stesso del vivere,da cui deriva l’inconsistenza delle azioni a favore di un’attitudine velleitaria,da sognatore o filosofo,in contrasto con le necessità pratiche e la dimensione certamente concreta dell’essere e apparire nel mondo.

La visione in prima persona,la sequenza non cronologica e logica ma per assonanze e libere associazioni di fatti significativi anche se non per forza rilevanti,costituisce una novità sul piano della scrittura e dell’adesione del lettore alle vicende e alla sensibilità del personaggio,trasforma l’oggettività della narrazione con,per dirla in termini cinematografici,uno sguardo in soggettiva,in cui l’autore scompare per lasciare il posto al suo alter ego,una creatura dell’immaginario capace di evocare una propria inconfondibile realtà.

Amori e tradimenti,ideali e abitudini fanno da contrappunto al ménage quotidiano,all’aderenza a un modello e a una ricerca di prestigio sociale e benessere: nel rinunciare a sé stesso il protagonista entra nell’alveo di un’altra vita,mentre l’inconscio geme e strepita,incita al delitto,riversa il suo oceano di insoddisfazione,di odio e avversione,insegue impulsi e desideri inconfessabili.

Nel creare la sua mise en scène Scaparro,ricostruendo la temperie culturale e sociale del Novecento (il romanzo è del ’23) segue la falsariga del testo di Kezich,un felice adattamento dell’opera di Svevo con cui si sono cimentati,oltre ad Alberto Lionello (1964),Giulio Bosetti con la regia di Egisto Marcucci (1987) e Massimo Dapporto con la regia di Piero Maccarinelli (2002). E dà forma a un “concerto di attori” -così è stato definito dalla critica – restituendo risalto ai personaggi e alle situazioni evocate nel racconto,una rappresentazione di stati d’animo le cui cause e effetti sono però assolutamente “reali”.
CARBONIA : info: tel: 328 1719747 – www.cedacsardegna.it
Biglietti: Primo settore intero €16 – ridotto €14/ Secondo settore intero €14 – ridotto €13/
Terzo settore intero €13 – ridotto €11/ palchetti €5

Organizzazione

328 1719747


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