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NACHLASS – RIMINI PROTOKOLL | Intervista
Al Teatro Massimo di Cagliari l'installazione di Rimini Protokoll, collettivo famoso in tutto il mondo per i loro lavori intensi e spiazzanti
Dal 19/10/2018 al 27/10/2018

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Nachlass
© Samuel Rubio


Dal 19 al 27 ottobre, a partire dalle ore 18, con tre orari ogni giorno, Sardegna Teatro ospita al Teatro Massimo di Cagliari, un evento d’eccezione: Nachlass Pièces sans personnes, del collettivo Rimini Protokoll – Leone d’argento alla Biennale di Venezia 2011.

Stefan Kaegi, Helgard Kim Haug e Daniel Wetzel formano dal 2000 Rimini Protokoll, un collettivo di autori-registi teatrali che operano nell’ambito del teatro, della musica, del radiodramma, del cinema e delle installazioni. Con sede in Germania e produzione Svizzera, Rimini Protokoll si caratterizza per una costante attenzione verso lo sviluppo continuo degli strumenti teatrali, nella prospettiva di proporre aspetti insoliti della realtà. Sono conosciuti in tutto il mondo, considerati i principali esponenti del teatro documentario: portano la vita vera sul palcoscenico – così scrive il quotidiano tedesco Frankfurter Rundaschau – in una modalità ibrida di teatro.

Abbiamo intervistato Stefan Kaegi, uno dei fondatori.

Da dove proviene la scelta di dare centralità alla morte come tema della performance?
In Svizzera c’è un sistema sanitario molto avanzato, che consente un’aspettativa media di vita di oltre 85 anni. Al contempo è uno dei pochi paesi che consente il suicidio assistito per pazienti in stato terminale. È anche uno Stato in cui c’è un grande divario sociale tra i super ricchi e i cittadini più poveri, e questo è in parte dovuto al fatto che non esiste pressoché alcuna tassazione al patrimonio, e questo consente ai ricchi di arricchirsi ulteriormente.
Tutto ciò ha suscitato il mio interesse a andare oltre il tabù di parlare della morte e di ciò che lasciamo. In un momento storico in cui proviamo a pianificare ogni cosa, non dovremmo chiudere gli occhi di fronte a ciò che la nostra morte appare, perché non si tratta soltanto di una questione privata, ma anche di un fatto pubblico che investe la nostra intera società. Non soltanto in Svizzera.
Credi che ci siano degli stereotipi intorno all’idea di morte? In che modo provi a contrastarli con questo lavoro?
La morte è un tabù, perché gli esseri umani ne sono terribilmente intimoriti. Nachlass però non è propriamente un lavoro sulla paura della morte. Siccome abbiamo i mezzi per prolungare le nostre vite, dobbiamo pensare in modo costruttivo al modo e al momento in cui farle terminare, ma anche a cosa vogliamo che resti. I cimiteri hanno perso la loro importanza in un tempo di famiglie globalizzate e di persone che definiscono la propria esistenza, senza riferimenti religiosi che costruiscano il proprio aldilà.
Qual è la reazione di chi assiste a Nachlass?
Il più delle volte non sono presente all’installazione. Come i protagonisti della pièce. In qualche modo si tratta anche del mio lascito (nachlass). Perlopiù ho percepito che le persone visitano le stanze da un lato come in un documentario, che li fa sorridere, talvolta ridere o magari piangere, ma aldilà di questa identificazione, credo che le persone usino questa installazione come espediente per riflettere riguardo il proprio futuro, quello dei propri familiari che se ne sono andati o presto se ne andranno…
Nell’Italia cattolica (Nachlass è stato al Piccolo di Milano e a Romaeuropa) le reazioni sono state particolarmente forti, in quanto la chiesa ha spesso ostacolato il dibattito civile intorno al tema del suicidio assistito. Così le persone tendono apertamente a sottrarsi non appena si spegne il marchingegno scenico. Inoltre i vincoli familiari sono molto stretti, perciò pochissime persone sembrano interessate a dare il proprio patrimonio alla comunità..

19-21-23-24-25-27 ottobre ore 18-19:30-21
20 e 26 ottobre ore 18-19:30-21:30
ticket dinamico

durata: 90′ circa
di: Rimini Protokoll
Concept: Stefan Kaegi, Dominic Huber
Testi: Stefan Kaegi
Scenografia: Dominic Huber
Video: Bruno Deville
Drammaturgia: Katja Hagedorn
Assistenti alla creazione: Magali Tosato, Déborah Helle (intern)
Tecnica: Théâtre de Vidy, Lausanne
Produzione: Théâtre de Vidy, Lausanne


Organizzazione

Sardegna Teatro
viale Trento 19
Sito Web
[email protected]

Giulia Muroni

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