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Inaugurazione Sala dedicata al pittore Giovanni Marghinotti alla Pinacoteca Mus’A
03/07/2013

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Verrà inaugurata mercoledì 3 luglio (ore 18,30),preceduta da una presentazione della direttrice Alma Casula,la Sala dedicata al pittore Giovanni Marghinotti, il primo pittore sardo ad aver ottenuto fama ed insigni riconoscimenti anche fuori dall’Isola,che costituirà la più consistente raccolta esistente sull’attività del pittore cagliaritano,pittore di camera di sua maestà il Re di Sardegna.
E’ prevista la partecipazione (a cura di Giammario Demartis) di una rappresentanza dei gruppi in costume ritratti dal Marghinotti: Gruppo Folk Iglesias- Associazione Culturale Fedora Putzu di Selargius- Gruppo Folk Sa Bitta di Bitti – Gruppo Folklorico di Cagliari Quartiere Villanova- Gruppo Folk Malaspina di Osilo e a cura di Antonio Luiu un intervento musicale di Vanni Chessa alle launeddas.
Giovanni Marghinotti
Il pittore dopo il periodo di formazione romano presso l’Accademia di S. Luca (1882-1829),sotto la guida degli artisti neoclassici Wicar,Camuccini e Landi,reso possibile grazie al mecenatismo del marchese Stefano Manca di Villahermosa,gentiluomo di corte ed amico personale di Carlo Felice,svolge la sua attività tra Cagliari e Torino.

Nel 1830 dipinge il Carlo Felice protettore delle belle arti (Cagliari – Galleria Civica) che gli procura grande fama. Dopo la morte del Villahermosa, nel 1838 è il barone Giuseppe Manno a conservargli il favore della famiglia reale e della corte. Dal 1845 è a Torino dove,su committenza regia,realizza numerosi ritratti e dipinti relativi ad avvenimenti storici del casato sabaudo e soddisfa le numerose committenze provenienti dalla Sardegna.

Riceve vari riconoscimenti ufficiali: 1842 viene nominato socio onorario dell’Accademia Albertina di Torino; 1844 Virtuoso di merito al Pantheon di Roma; 1846 Pittore di camera di Sua Maestà; 1847 ottiene la Cattedra di Disegno e Pittura all’Accademia Albertina di Torino.

In questa città respira i nuovi fermenti culturali,ruotanti intorno al neoclassicismo di Ingres e al romanticismo di Delacroix. In Spagna nel 1854 è insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine di Carlo III e viene a contatto con l’opera di Francisco Goya al quale si ispirerà più tardi per dipingere alcune fresche immagini campestri e di popolani in festa.

Nel 1856,dopo il conferimento della Croce dei Ss. Maurizio e Lazzaro da parte del re Vittorio Emanuele II,lascerà l’insegnamento per rientrare definitivamente in Sardegna,dove sarà molto apprezzato come ritrattista dalla borghesia locale.

In sala si presentano alcune straordinarie opere e una serie di bozzetti,recentemente restaurati,già appartenuti alla Collezione di Giov. Antonio Sanna,il mecenate sassarese che in parte li acquistò dalla vedova dopo la prematura scomparsa dell’amico pittore.
Almeno al 1842 è da ricondursi l’interesse dell’artista per la partecipata rappresentazione di scene popolaresche della Sardegna nelle quali riconosce momenti fondanti della vita del popolo sardo.

Queste,più che alle oleografiche descrizioni documentarie d’usi e costumi regionali venute di moda intorno ai primi del secolo,guardano soprattutto alla pittura di Goya,come i dipinti formanti pendant Rigattiere e Panattara di Cagliari.

Di quest’ultimo si evidenzia la derivazione da “El Quitasol” (L’ombrellino),dal quale sono riprese la composizione ed il colore applicato con pennellate sciolte e briose. Del 1861 è Festa campestre in Sardegna dagli espliciti riferimenti a due cartoni di Goya per l’arazzeria reale di S. Barbara,mentre del 1862 è la Partenza per la festa,dove in un paesaggio dai moduli ancora accademici s’inseriscono vivaci personaggi abbigliati con i tradizionali costumi sardi. La nuova,vivace impostazione data alla rappresentazione di questi soggetti farà da caposaldo iconografico alla pittura del Novecento in Sardegna.

I bozzetti documentano l’interesse dell’artista anche verso il tema “orientale” o “esotico”,non solo con episodi della guerra indipendentista greca,ma anche con studi sulle diverse etnie,come l’Araba vista di spalle.

I bozzetti “sardo-romani”,fra cui I sardi offrono indumenti per l’esercito a Caio,riconducono al pendant commissionatogli dal Generale La Marmora e da questi donato al Comune di Cagliari.
ùDelle tele di “storia sardo-medioevale”,alcune sono riferibili a vicende del Giudicato d’Arborea,altre riconducono ad episodi storici e letterari attinenti il Medioevo,quali Il Giuramento di Ampsicora al quale lavorava quando lo colse la morte.

Le tele di tema biblico scaturiscono invece dal rinnovato interesse per l’arte del Medioevo diffusosi nel corso dell’Ottocento.
Nelle tele in cui il paesaggio diventa protagonista traspare l’aderenza al dato reale,idealizzato da un’arcadica serenità resa dal Marghinotti con un lirico cromatismo tonale che accompagna un gusto ancora in bilico tra tradizione e rinnovamento.

Pierfranco Fois

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