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Autunno in Barbagia 2016 a Orani
Quarta Tappa di Cortes Apertas a Orani
Dal 24/09/2016 al 25/09/2016

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Conosciuto per secoli come Orani mannu (‘grande’) per la sua dimensione ed importanza,il paese fu tra i centri abitati più estesi della Sardegna centro-settentrionale fino al Settecento.
Sos contos de fochile,i racconti del focolare,narrano della musca machedda (‘mosca pazzerella’) che causò la rovina di molti villaggi medievali e il trasferimento dei loro abitanti nel centro. Furono sicuramente le gravi carestie e le pestilenze che dilagarono in Europa tra il XIV e il XV secolo a provocare lo spopolamento del circondario e la crescita di Orani.

SUna grande trasformazione nell’economia del centro si ebbe agli inizi del Novecento con lo sfruttamento delle risorse minerarie della regione. Dalle miniere di San Francesco,Sa Matta e San Paolo si estraevano importanti quantità di talco,tra le più grandi produzioni d’Europa.
Le dure condizioni lavorative dei minatori portarono,dopo la Seconda Guerra Mondiale,alle rivendicazioni sindacali degli anni Cinquanta.

Altra importante risorsa per il paese è l’artigianato del legno e del ferro battuto ancora oggi fiore all’occhiello tra le tante produzioni tradizionali molto apprezzate dai sardi e dai turisti.

Le eccezionali risorse del suo territorio hanno inciso fortemente sulla storia e lo sviluppo del centro,frequentato fin dall’epoca preistorica. Risalgono infatti al Neolitico le affascinanti statuine delle dee madri realizzate con la steatite estratta dalle vicine miniere,oggi valorizzate e incluse nel Parco Geominerario della Sardegna.
Dai siti minerari di San Francesco e Sa Matta si estraevano fino allo scorso secolo grandissime quantità di talco,chiamato sa preda modde o oro bianco,che rese Orani uno dei più importanti giacimenti europei.

Sulla cima si trova l’antico santuario di Nostra Signora di Gonare, molto venerata nel circondario,che secondo la tradizione sarebbe stata eretta come ex voto dal Giudice di Torres Gonario II. Il re sardo di ritorno dalla Seconda Crociata,temendo di naufragare a causa di una grande tempesta,promise alla Madonna che se fosse sopravvissuto le avrebbe eretto un tempio laddove il suo sguardo avesse incrociato terra. Pare quindi che il sovrano avvistò il monte che da lui prese il nome. Ogni anno centinaia di fedeli e visitatori si riuniscono nelle vicine cumbessias (case che accolgono i pellegrini) in occasione delle diverse manifestazioni e feste tra cui la più partecipata è quella dell’8 settembre gestita ad anni alterni dai comuni di Sarule e Orani.

Dai numerosi punti panoramici lo sguardo raggiunge i profili delle coste e delle vette più scenografiche dell’Isola.

Patria d’artisti,intellettuali e abili artigiani,Orani ha dato i natali a due grandi maestri dell’arte sarda: Costantino Nivola e Mario Delitala.

Allo scultore di fama mondiale è stato dedicato il Museo Nivola. Le sue opere sono ospitate nella suggestiva struttura del vecchio lavatoio comunale situato nella collina di Su Cantaru circondato da affascinanti spazi esterni in cui sono collocate alcune opere monumentali tra cui le notissime madri che rimandano alle divinità ancestrali mediterranee.
Un’interessante collezione di xilografie,acqueforti,litografie e dipinti ad olio dell’artista Mario Delitala è allestita nell’ex convento francescano al centro del paese.

Gli oranesi sono noti per la maestria dei loro artigiani che tramandano e innovano gli antichi mestieri. Tra coloro che hanno dato lustro al paese vi è anche il sarto Paolo Modolo molto apprezzato per le sue creazioni in velluto con richiami all’abbigliamento tradizionale declinato in forme originali e contemporanee.
Le diverse botteghe e laboratori del ferro battuto,dell’intaglio ligneo e della ceramica sono sparse tra i caratteristici viottoli dove si incontrano le piccole case in granito e pietra locale ma anche diversi palazzetti dei primi del Novecento.

In un avvallamento all’ingresso del paese si trovano i resti dell’affascinante chiesa di Sant’Andrea
Apostolo
eretta tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo. Viene chiamata Campusantu Vezzu o Torre Aragonese riferendosi alla struttura meglio conservata del campanile in pietra vulcanica,ornato da cornici e dalla bellissima guglia con gattoni tipica dello stile gotico. La chiesa fu abbandonata sin dall’inizio dell’Ottocento; al suo posto fu realizzata la nuova parrocchiale in stile neoclassico sempre dedicata al Santo: i lavori iniziarono nel 1867 e si conclusero nel 1930.

L’incantevole prospetto della seicentesca Chiesa del Rosario,sede dell’omonima confraternita,è caratterizzato da elementi in vulcanite: un piccolo rosone e un portale di stile cinquecentesco sormontati da una sottile cornice su cui poggiano quattro merli,al centro dei quali si trova un campanile a vela. Affacciato su una grande piazza,nel luogo in cui sorgeva l’antica chiesa di San Sisto,si trova il santuario settecentesco di San Giovanni Battista, accanto al quale si trova l’ex convento francescano che attualmente ospita la pinacoteca e gli uffici comunali.

La graziosa Chiesa di Nostra Signora d’Itria,edificata nella prima metà del XVII secolo,deve la sua notorietà alla decorazione a graffiti della facciata,realizzata nel 1986 dal grande artista oranese Costantino Nivola.

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