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A Gergei si rinnova Su Sessineddu
Un evento unico quello dedicato a Su Sessineddu! Una antica tradizione di Gergei
Dal 02/02/2018 al 03/02/2018

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La festività più caratteristica ed importante è però quella di San Biagio,“Santu Brai”,che si celebra il 3 febbraio e che rinnova ogni anno la tradizione de “Su Sessineddu”,unica in Sardegna e,forse,in Italia ed in Europa.
Anche questa festa ha carattere propiziatorio,con essa,infatti,la tradizione popolare chiede al Santo una speciale protezione,contro i malanni dell’inverno,ed in particolare contro i mali della gola. I protagonisti della festa sono i bambini; essi sono gli “obrieri” e come tali,parte attiva dell’intera organizzazione.

“Su capobreri”,nominato quattro anni prima da un suo predecessore,nomina a sua volta il suo successore,che,quattro anni dopo,sarà il responsabile e l’organizzatore della festa.

Questa ha inizio la sera della vigilia intorno al falò che “is obriereddus” hanno preparato,con la legna e le erbe aromatiche raccolte in campagna alcuni giorni prima,nel sagrato della chiesa,quasi come novelli sacerdoti di una cerimonia che affonda le radici nella notte dei tempi.
Al suono dei ritocchi festosi delle campane il falò viene acceso,tutti si fanno attorno e,illuminati dal bagliore delle fiamme,iniziano a suonare,cantare e ballare. I piccoli organizzatori e responsabili della festa distribuiscono ai presenti “is piricchitteddus”accompagnati dal solito vino bianco e da tanta innocente allegria. In ogni casa intanto si prepara “su sessineddu”,una composizione di frutta e fiori tenuti insieme dalle foglie lunghe e piatte del “sessini” (pianta della famiglia delle cipacee,tipica dei luoghi caldo-umidi e palustri) cui si appendono fichi secchi,pezzetti di lardo e di salsiccia,un rosario fatto con la pasta e cotto al forno con il pane,grappoli di profumatissimi narcisi e “su cordonittu”,un cordoncino di lana ritorta di diversi colori,che in seguito sarà portato al collo per l’intero anno,come scapolare per proteggersi dalle disgrazie e dal mal di gola. Su sessineddu,tenuto al caratteristico cappio,il giorno della festa viene portato in processione da tutti,bambini ed adulti,e quindi in chiesa dove,alla fine della messa,viene solennemente benedetto dal celebrante. Sull’origine del rito della benedizione de “su sessineddu” non si hanno precise notizie,se non quelle che lo possono accomunare agli usi e alle tradizioni della religiosità popolare,tipica delle società con economia a carattere prevalente agricolo e pastorale. Le ipotesi che però si possono formulare su questa tradizione,che non ha uguali in altre parti,sono suggestive. La sorprendente somiglianza de “su sessineddu” con il grappolo di giunchi e di melagrane tenuto in mano da un giovinetto raffigurato nella parete di una millenaria tomba ritrovata a Tebe,nell’alto Egitto,potrebbe far pensare ad un rito propiziatorio che viene da lontane regioni del Medio Oriente e che ha origini che si perdono nel tempo.

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