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A Cagliari Ricorda con rabbia con Stefania Rocca
Dal 16/01/2013 al 20/01/2013

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Ricorda con rabbia
di John Osborne

16 – 20 gennaio 2013

mercoledì 16 gennaio 2013 – ore 20.45 / Turno A

giovedì 17 gennaio 2013 – ore 17.00 / Turno P

giovedì 17 gennaio 2013 – ore 20.45 / Turno B

venerdì 18 gennaio 2013 – ore 20.45 / Turno C

sabato 19 gennaio 2013 – ore 20.45 / Turno D

domenica 20 gennaio 2013 – ore 19.00 / Turno E

Teatro Bellini/Teatro Stabile di Napoli
Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale del Mediterraneo
Ricorda con Rabbia di John Osborne
con Stefania Rocca,Daniele Russo
Angela De Matteo, Marco Mario De Notaris
scene Francesco Ghisu
costumi Michela Marino
regia Luciano Melchionna
Note di regia
Con “Ricorda con rabbia” di Osborne sono in scena le vicissitudini di un gruppo di ragazzi,le loro vicende personali e la storia d’amore dei due protagonisti ma la tragedia umana ‘”privata” diviene paradigmatica di un’intera generazione. Un’inquietudine profonda,la frustrazione ed il senso d’impotenza sono temi che ogni spettatore può riconoscere come propri,o in chi gli vive accanto,o nello sconosciuto che tutti i giorni prende con lui l’autobus e che improvvisamente esplode nella furia omicida. E’ l’uomo “contro”,che non distingue più i confini della sua rabbia,è contro anche le campane che irrompono nella discussione,è contro la padrona di casa,è persino ‘contro’ la pioggia.
“Ricorda con rabbia” è apologia della rabbia irruenta,disperata,generalizzata,quella che ci circonda ora,rabbia verso una realtà che va liquidata,rivista alle radici.
A suo tempo la pièce venne definita “manifesto di una generazione”: oggi potremmo dire che ha preannunciato i nostri tempi ed è ancora il manifesto di chi si scontra con una società indifferente. E’ l’ira di chi affronta con furia chi si trincera nella sua cittadella a difesa dell’arroganza e della nebulosità dei suoi finti moralismi,di convenzioni e ipocrisie sociali,che non lasciano spazio né consolazione agli altri. L’uomo contro è ucciso dalla noia,dalla ripetitività delle cose quotidiane e in particolare dalle domeniche,urla perché gli altri si risveglino dall’indolenza e riscoprano un qualche entusiasmo,un qualche interesse nel presente che ai suoi occhi appare orripilante e disgustoso,anche nei giornali e nelle cronache culturali.
Sembra dirci ancora oggi: “mutate animo,non vi accorgete del dolore che andate seminando? io ne sono l’emblema,il Cristo crocifisso dall’indifferenza!” E alla fine,violento e malinconico,si ripiega su se stesso,cerca il contatto,recupera la sua dimensione umana e affettiva,al riparo delle trappole esterne.
“E’ nato in un’epoca che non è la sua”: ma qual è la sua epoca?
E’ difficile trovare ancoraggio in una società regolata da norme che non si riconoscono.
Oggi a quasi sessanta anni dalla prima rappresentazione del 1956 al Royal Court Theatre di Londra,il testo di Osborne è quanto mai attuale,è la tragedia di una solitudine individuale che si fa collettiva,in una incomunicabilità pressoché totale,in una micro collettività giovanile totalmente priva di entusiasmo e stimoli,senza riferimenti culturali forti,incastrata in consuetudini imposte da un esterno che la fagocita per il suo guadagno,che ne brucia la possibilità e la creatività. L’uomo “contro” è il giovane arrabbiato di questa generazione che non sa più in cosa credere e si attorciglia su se stesso alla ricerca di un’improbabile emancipazione fatta di eccessi,di coazione a ripetere; ma si trasformerà fino a diventare l’uomo “per”?
L’ansia per una società più giusta sembra riaffacciarsi in questa epoca così sciatta nel sentire,così incapace di empatia,così prossima al collasso.
Cosa è cambiato da quel lontano 1956? Per ora la risposta è ancora la rabbia.
Luciano Melchionna
L’autore
Una poetica visionaria di matrice (quasi) espressionista caratterizza i lavori di Luciano Melchionna (Latina,1967) drammaturgo,sceneggiatore,nonché attore e regista teatrale e cinematografico,diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica,interprete – sulla scena – per la regia di artisti come Luca Ronconi,Lorenzo Salveti,Roberto Guicciardini,Enzo Siciliano e Giampiero Cicciò.
Tra le sue mises en scène – da regista – spiccano: “L’equilibrio” di Botho Strauß,“Falso doppio” di Lewis Theobald,“La vita è gioco” di Alberto Moravia,“Persone naturali e strafottenti” di Giuseppe Patroni Griffi (con Daniele Russo),“Sterminio” di Werner Schwab,“Variazioni di morte” di Jon Fosse,“Senza testa” di Alexandra La Capria e “La disfatta” di Gianni Guardigli. In tournée in tutta Europa l’originale e stravagante spettacolo “Dignità Autonome di Prostituzione”,in cui la metafora dell’arte s-venduta e della difficile condizione dei teatranti s’incarna in un allestimento – quasi da Stationendrama – interattivo in cui il pubblico contratta l’oggetto della visione,trasformandosi nell’ideale “cliente” di una singolarissima e ludica “casa chiusa”.
Melchionna si è anche cimentato con la decima musa: film d’esordio “Gas” (2005),adattamento cinematografico di una sua commedia,con la partecipazione di Paolo Villaggio e Loretta Goggi (in un ruolo fortemente drammatico che le varrà una nomination per il Nastro d’Argento come migliore attrice non protagonista). Nel 2006,Melchionna vince il Premio Fondo SIAE come nuovo talento cinematografico alla prima edizione della Festa del Cinema di Roma. Divertissement esistenziale dai toni vagamente surreali il secondo film,“Ce n’è per tutti” (da una pièce di Luca De Bei) si affida a un cast eclettico e stellare – da Stefania Sandrelli e Arnoldo Foà a Lorenzo Balducci,Ambra Angiolini e Micaela Ramazzotti.
I protagonisti
Attrice dotata di una sensibilità particolare,capace di far risuonare corde segrete,e talvolta impensate,in un’interpretazione lucida e poetica,forte e intimamente “necessaria”,Stefania Rocca è considerata una delle più interessanti e versatili attrici italiane. Nata a Torino (figlia di un capo della sorveglianza della Fiat e di una stilista,sorella della presentatrice e scrittrice Silvia Rocca) la sua formazione artistica inizia nell’adolescenza con lo studio del pianoforte,del canto e della danza. Sul finire degli anni Ottanta si trasferisce a Milano,dove alterna il lavoro di modella pubblicitaria con lo studio della recitazione,sua vera passione. Frequenta una serie di corsi e seminari teatrali e nel 1993 entra al Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma.
Sul grande schermo esordisce nel 1994 in “Poliziotti” di Giulio Base con Michele Placido,Kim Rossi Stuart e Roberto Citran. L’anno seguente Pupi Avati la sceglie per “Voci notturne”,accanto ad altri nuovi volti del cinema italiano (Stefano Accorsi e Lorenzo Flaherty),segue poi “Palermo Milano solo andata” (1995) di Claudio Fragasso.
Abbandonato il Centro Sperimentale,gira con Carl Haber “L’amico di Wang” (1997) e con Gabriele Salvatores il fantascientifico Nirvana (1997) dove emerge,accanto a Christopher Lambert,Diego Abatantuono e Emmanuelle Seigner,nel ruolo di Naima. Frequenta l’Actor’s Studios a New York e,tornata in patria,interpreta la protagonista di [email protected] (1998) diretto dall’esordiente Donatella Maiorca.
Si confronta con la commedia con “In principio erano le mutande” (1999) di Anna Negri,con Teresa Saponangelo e Filippo Timi. Poi comincia la sua avventura americana: Anthony Minghella gira in Italia “Il talento di Mr. Ripley” e la sceglie per il ruolo dell’amante dello spregiudicato Jude Law – accanto a Matt Damon,Gwyneth Paltrow,Cate Blanchett e Philip Seymour Hoffman; seguirà lo shakespeariano “Pene d’amor perdute” con regia di Kenneth Branagh.
In Italia gira “Rosa e Cornelia” (2000) di Giorgio Treves,che le vale il Globo d’Oro,e “Resurrezione” dei fratelli Taviani. Di nuovo negli States per “Hotel” di Mike Figgis,accanto a Salma Hayek,Saffron Burrows,Valeria Golino e Fabrizio Bentivoglio. Segue “Heaven” di Tom Tykwer,da una sceneggiatura di Kieślowski e in Italia il fortunato “Casomai” (2002) di Alessandro D’Alatri (con cui girerà anche “Commediasexi” nel 2006),che le valgono vari riconoscimenti e le candidature al David di Donatello e al Nastro d’Argento.
S’ispira al caso Moro il thriller “Piazza delle cinque lune” (2003) di Renzo Martinelli,con Donald Sutherland e Giancarlo Giannini,mentre il re dell’horror italiano Dario Argento la trasforma in detective ne “Il cartaio” (2004),e fa la confidente ne “L’amore è eterno finché dura” (2004) di Carlo Verdone. Indossa i panni di Anna d’Austria in “D’Artagnan et le trois mousquetaires” (2005) di Pierre Aknine,e gira con Abel Ferrara “Mary” (2005) accanto a Juliette Binoche,Forest Whitaker e Matthew Modine; poi il drammatico “La bestia nel cuore” (2005) di Cristina Comencini (con nomination al David di Donatello),il giallo “La cura del gorilla” (2006) di Carlo Sigon; inoltre interpreta il ruolo della protagonista nel film tv “Mafalda di Savoia” per la regia di Maurizio Zaccaro.
Nel cast di vari cortometraggi,tra cui “Effetto” di Federico Cagnoni e “Francesca” di Mauro Conciatori,Stefania Rocca è anche tra i protagonisti di “Io e Giulia” di Gabriele Muccino.
Sul palcoscenico interpreta “Angelo e Beatrice” con la regia di Memé Perlini,il “Processo a Giovanna D’Arco” diretto da Walter LeMoli e “Totem” di Alessandro Baricco e Gabriele Vacis,cui seguono l’interessante e visionario “Le polygraphe” scritto e diretto dal canadese Robert Lepage (anche a Cagliari per la Rassegna 2 del CeDAC) e “Verdi,merli e cucù – cronache bussetane” in cui presta la voce a Giuseppina Strepponi,con i Burattini dei Ferrari.
Nel prestare il volto a personaggi spesso estremi,Stefania Rocca ha dato vita a creature fragili e complesse,donne che “scelgono di diventare leggenda”,folli o anarchiche,ignare o incapaci di obbedire alle regole del mondo,pronte a pagare il prezzo più alto per non rinunciare a essere se stesse,alla propria dignità e libertà.
Diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica del Teatro Bellini/ Stabile di Napoli Daniele Russo ha frequentato stages diretti da Livio Galassi e Renato Carpentieri,Lucio Allocca,Aurelio Gatti,Al Yamanouchi,Maurizio Gueli,Mamadou Dioume,Tato Russo e Tonino Accolla. Inizia la sua intensa carriera teatrale con “Cient’ e una notte dint’ a una notte” (1995/96),scritto e diretto da Tato Russo,con cui farà poi “I promessi sposi” (1999/2000) e il “Sogno di una notte di mezza estate” (2000/03),“I Menecmi” di Plauto (2003/04) e “Napoli Hotel Excelsior” di Raffaele Viviani (2003/05). Si cimenta con la storia di Giamburrasca” e la storia di “Cappuccetto Blu” nell’ambito del teatro/scuola,tra un “Romeo e Giulietta” diretto da Livio Galassi e un “Otello” con Mario Gelardi,e ancora un “sogno” shakespeariano con regia di Pino L’Abbate. Spazia dall’utopia fantapolitica degli “Uccelli” di Aristofane alla drammaturgia contemporanea – da “Allegretto (Perbene… ma non troppo)” di Ugo Chiti a “A colpo sicuro” e “S. Maria nel pallone” di Gelardi,che firma anche “La regola dell’assassino” (premio della critica al miglior spettacolo al festival di corti teatrali “Schegge d’autore”) e “Idroscalo ’93”,e ancora (con Giuseppe Miale di Mauro) il testo di “Quattro”,con regia di Paolo Zuccari,spettacolo vincitore del Premio Scenario/”Premio Ustica per il Teatro”. Sempre in teatro Daniele Russo interpreta “La notte degli assassini” di Josè Triana,con regia di Paolo Spezzaferri e “Luci di tenebra”,scritto e diretto da Raffaele Esposito,nonché “Spin Off”,di Tyler Duren – regia di Mario Gelardi; “…e allora mi hanno rinchiusa” di Cristina Donadio,con regia di Fabrizio Bancale e “Io sono felice”,scritto e diretto da Giuseppe Miale di Mauro. Nel segno della tradizione partenopea,fa “I pescatori” di Raffaele Viviani,con regia di Giulio Adinolfi; ma Shakespeare rappresenta davvero un punto fermo della sua carriera: da “Riccardo III” diretto da Armando Pugliese a “Molto rumore per nulla” e “La Bisbetica Domata” per la regia di Pino L’Abbate e,tra i classici,pure Carlo Goldoni con “Gl’Innamorati”,per la regia di Gabriele Gi Russo.
Si cimenta pure con il musical (“Oh! Calcutta!”),da assistente alla regia e attore,e con l’arte del doppiaggio (“Barber Shop” e “The Ya Ya Sisterhood”,diretto da Tonino Accolla),gira diversi corti,come “Il viale della stazione”,scritto e diretto da G. Miale Di Mauro,“Il suggeritore” di Alfredo Mazzara e “Crossing”. E con la televisione,da “Billy” (1993),di Jeanne Pierre Duriez a “Il resto di niente” (2002),film diretto da Antonietta De Lillo,e nel 2003 “La Squadra” con regia di Stefano Alleva e “Vaniglia e Cioccolato” di Ciro Ippolito; infine la fiction “Il clan dei camorristi” diretta da Alessandro Angelini.

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