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Giba

  • Provincia Sud Sardegna
  • Sito Comune Comune di Giba
  • Cod. Postale 09010
  • Codice ISTAT 107007
  • Codice Catastale E022
  • Abitanti 2
  • Altitudine 59 m s.l.m.
  • Superficie 30,44 km²


Il territorio venne frequentato dall’uomo sin dall’epoca neolitica e nuragica, come testimoniano le domus de janas, i numerosi nuraghi e le tombe dei giganti presenti nella zona. Fra i siti di maggiore interesse vi è il complesso nuragico di Meurra. Oltre al nuraghe Meurra ve ne sono numerosi altri, molti dei quali diroccati e prevalentemente monotorre.

I Fenici durante i loro spostamenti da Karalis (l’attuale Cagliari) verso Sulki (l’attuale Sant’Antioco) percorrevano una strada che corrisponde all’incirca all’attuale statale 195, ed i Cartaginesi, con i loro drappelli armati, attraversavano il paese provenienti da monte Sirai e diretti verso Pani Loriga dove avevano costruito delle cittadelle fortificate per controllare la viabilità principale; i romani sfruttarono i fertili terreni per produrre grano e cereali.

In seguito alla caduta dell’Impero romano d’Occidente la Sardegna passò sotto il controllo dei Vandali, che depredavano il territorio e utilizzavano le coste come porti per controllare la zona, e poi dei Bizantini.

Verso il 1000 i monaci benedettini diedero nuovi impulsi alla comunità, insegnarono nuove tecniche per lo sfruttamento terriero e si proposero come guide spirituali. Costellarono il territorio di monasteri e costruirono varie chiese, tra le quali la chiesa di Santa Marta, a Villarios, (alcuni scritti ne testimoniano l’esistenza già nel 1066) e la chiesa di San Giorgio di Tului, completamente distrutta. All’epoca la villa di Giba (termine sardo che significa collina) faceva parte del giudicato di Cagliari, nella curatoria di Sulcis[7]. Nel 1122, a causa delle incursioni piratesche, il vescovo dovette fuggire da Sant’Antioco per dimorare, per un breve periodo, presso la chiesa di Santa Maria di Palma (risalente all’XI secolo, come la chiesa di Santa Marta) (ma non vi sono fonti documentarie che testimoniano tale “fuga”) per poi trasferirsi a Tratalias in seguito alla costruzione, avvenuta nel 1213, della chiesa di Santa Maria. Fermo restando che la sede della Diocesi era nella chiesa di Sulci (Sant’Antioco) dove era presente il corpo del Santo Martire. (Lettera di Onorio III del 1218).

Nel periodo in cui rimase interdetto il porto di Sant’Antioco venne allestito e frequentato un porto nella località di Porto Botte, il Porto Sulcitanum, dove nel 1323 approdarono gli Aragonesi con una poderosa flotta guidata dall’infante Alfonso d’Aragona. Essi cinsero d’assedio Villa di Chiesa e Cagliari Castrum, sconfissero i Pisani e iniziarono il loro dominio sulla Sardegna che durò 400 anni. Nel censimento stilato dagli Aragonesi nel 1323 Giba contava 60 “fuochi” (famiglie), per un totale di circa 300 abitanti; nel 1355 Giba inviò i suoi rappresentanti all’assemblea parlamentare tenuta dagli Aragonesi a Cagliari, alla quale parteciparono i rappresentanti degli ecclesiastici, i feudatari ed i rappresentanti delle città regie e degli altri centri abitati. Gli scritti pisani attestano, oltre alla presenza di una chiesa dedicata a san Giorgio, risalente all’XI secolo come la chiesa di Santa Marta, anche l’esistenza di un castello andato ormai completamente distrutto.

In seguito al trasferimento della sede vescovile ad Iglesias, nel 1503, la zona entrò in un periodo di decadenza e spopolamento e del quale non si hanno molte notizie. Nel XVI secolo, a Villarios venne costruita una torre d’avvistamento, per controllare eventuali scorrerie nel Golfo di Palmas, che si può ancora ammirare nei pressi del paese. Giba e Villarios, in seguito, vennero più volte infeudati ai vari Baroni e Marchesi dell’epoca: nel 1647 Giba formò con Villarios, Masainas e Sant’Anna Arresi il Marchesato di Villarios, dato in feudo a Francesco Amat di San Filippo; il marchesato fu riscattato agli Amat nel 1839 con la soppressione del sistema feudale, e i singoli paesi divennero comuni indipendenti tra loro. Verso la fine dell’Ottocento alcune famiglie cominciarono a trasferirsi nel paese attuale, in zona San Pietro, ma qualche famiglia ha continuato a vivere a Tului sino alla fine degli anni cinquanta; dell’antico paese ormai restano solo pochi ruderi, alcuni dei quali sommersi dall’acqua. Nel 1891 il territorio di Giba venne attraversato da una ferrovia, che veniva utilizzata per il trasporto del carbone e dei distillati del legno che venivano prodotti nella foresta Pantaleo (Santadi) dalla società francese Forges. Dal molo di Porto Botte venivano caricati i velieri che facevano la spola con i porti di Marsiglia e Tolone. Giba entrò a far parte del comune di Villarios nel 1853. Nel 1858 Giba possedeva una chiesa parrocchiale e ottenne un sussidio di 300 lire dal governo per la realizzazione di una scuola. Nel 1875 Masainas diventò sede municipale e Giba divenne frazione del nuovo comune. Il 30 marzo 1928, con atto deliberativo del podestà, Giba divenne comune autonomo accorpando Villarios, Masainas, Sant’Anna Arresi e Piscinas[7]. Masainas diventò comune autonomo nel 1975, Sant’Anna Arresi nel 1965 e Piscinas nel 1988. Una parte dell’antica Giba si trovava più a nord rispetto alla posizione attuale, in una zona denominata “Tului” che ora appartiene al comune di Tratalias, e che in precedenza era parte della baronia di Villaperuccio.

da wikipedia

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29 giugno San Pietro patrono

29 luglio Santa Marta

8 settembre Beata Vergine del Rimedio

prima domenica di ottobre Madonna della Salute

 

 


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